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IstitutoLavoro e previdenza · Autonomi, agenti e collaboratori

La gestione separata INPS

La gestione separata è la cassa dell'INPS nata nel 1996 per dare una pensione a chi lavora senza essere dipendente e senza una propria cassa professionale: i collaboratori coordinati e continuativi, i professionisti con partita IVA privi di un albo con cassa, chi fa lavoro autonomo occasionale oltre 5.000 euro l'anno. Le aliquote sono diverse secondo la categoria, i contributi dei collaboratori sono pagati in gran parte dal committente, e l'iscrizione dà diritto, oltre alla pensione, a maternità, malattia e altre tutele. Questa pagina spiega chi deve iscriversi, quanto si paga nel 2026 e che cosa si ottiene.

Verificato il 24 settembre 2026Lettura: 4 min

In breve

  • Chi: collaboratori, professionisti senza cassa, lavoro autonomo occasionale oltre 5.000 euro l'anno.
  • Aliquote 2026: 26,07% professionisti, 33,72% o 35,03% collaboratori, 24% pensionati.
  • Chi paga: per i collaboratori due terzi il committente; i professionisti addebitano il 4% al cliente.
  • Tutele: maternità, malattia e degenza ospedaliera, DIS-COLL per i collaboratori.
  • Pensione: interamente contributiva.

Chi deve iscriversi

Art. 2, c. 26, L. 335/1995

«A decorrere dal 1 gennaio 1996, sono tenuti all'iscrizione presso una apposita Gestione separata, presso l'INPS, e finalizzata all'estensione dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo [...], nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa [...]»

Per i professionisti l'obbligo riguarda solo le attività che non richiedono l'iscrizione a un albo o che non sono soggette ai contributi di una cassa professionale (art. 18, c. 12, DL 98/2011): il geometra o l'avvocato che versano alla propria cassa non si iscrivono alla gestione separata per quella attività, mentre vi si iscrivono, per esempio, consulenti, formatori, grafici e sviluppatori con partita IVA senza albo. Chi svolge lavoro autonomo occasionale si iscrive solo se il reddito annuo da quelle attività supera 5.000 euro (art. 44, c. 2, DL 269/2003). Sulle collaborazioni coordinate e continuative e sui rapporti che nascondono un lavoro dipendente si vedano le pagine dedicate e quella sulle false partite IVA.

Quanto si paga e chi paga

CategoriaAliquota 2026Chi versa
Professionisti non iscritti ad altre forme previdenziali26,07%Il professionista, sul reddito dichiarato; rivalsa del 4% al cliente
Collaboratori non iscritti ad altre forme, senza DIS-COLL33,72%Il committente: due terzi a suo carico, un terzo trattenuto al collaboratore
Collaboratori con diritto alla DIS-COLL35,03%Il committente, con lo stesso riparto
Pensionati o iscritti ad altre forme obbligatorie24%Secondo la categoria

I valori sono quelli della circolare INPS 3 febbraio 2026, n. 8. Il contributo si calcola sul reddito fino a un massimale di 122.295 euro. Per avere accreditati tutti i dodici mesi dell'anno occorre versare almeno il contributo calcolato sul minimale, pari a 18.808 euro nel 2026; se si versa meno, i mesi accreditati si riducono in proporzione (art. 2, c. 29, L. 335/1995). Per i collaboratori il riparto è di un terzo a carico del lavoratore e due terzi a carico del committente (c. 30); il professionista può addebitare ai clienti, in via definitiva, il 4% dei compensi lordi (art. 1, c. 212, L. 662/1996). Chi non versa nei termini paga le somme aggiuntive previste per i commercianti (art. 2, c. 30); sui contributi non pagati si vedano le pagine sui contributi omessi e sugli avvisi di addebito INPS.

Maternità, malattia e disoccupazione

Le iscritte non coperte da altre forme obbligatorie hanno la tutela della maternità nelle forme previste per il lavoro dipendente: l'indennità per i due mesi prima e i tre mesi dopo il parto spetta anche se non si astengono effettivamente dal lavoro (art. 64 D.Lgs. 151/2001), in caso di adozione spetta per i cinque mesi successivi all'ingresso del minore (art. 64-bis) e non si perde se il committente non ha versato i contributi (art. 64-ter; si veda la pagina su maternità e paternità). I collaboratori non pensionati e non iscritti ad altre forme hanno un'indennità di malattia pari alla metà di quella di degenza ospedaliera, per eventi di almeno quattro giorni, entro un sesto della durata del rapporto e comunque per almeno venti giorni l'anno; la degenza ospedaliera è indennizzata fino a 180 giorni l'anno (art. 1, c. 788, L. 296/2006). Se perdono il lavoro hanno la DIS-COLL (art. 15 D.Lgs. 22/2015).

La pensione

Le pensioni della gestione separata sono calcolate interamente con il sistema contributivo, sulla base dei contributi versati. I requisiti di età e di contribuzione sono quelli generali, con le regole previste per chi ha il primo contributo dopo il 1995, tra cui un importo minimo della pensione per l'accesso (art. 24, c. 6-7 e 11, DL 201/2011): si veda la pagina sulla pensione di vecchiaia e anticipata. Conviene controllare periodicamente l'estratto conto contributivo e, in caso di errori o prestazioni negate, valutare il ricorso contro l'INPS.

  1. Verificare l'obbligo: albo e cassa, collaborazione, soglia dei 5.000 euro.
  2. Iscriversi all'INPS all'inizio dell'attività.
  3. Applicare la rivalsa del 4% in fattura, se professionisti.
  4. Controllare i versamenti del committente sull'estratto conto.
  5. Chiedere le prestazioni di maternità, malattia e DIS-COLL nei termini.

Domande frequenti

Chi deve iscriversi alla gestione separata?
I collaboratori coordinati e continuativi, i professionisti con partita IVA che esercitano un'attività per cui non esiste un albo con una propria cassa di previdenza, gli incaricati alle vendite a domicilio e chi svolge lavoro autonomo occasionale con un reddito annuo superiore a 5.000 euro (art. 2, c. 26, L. 335/1995; art. 18, c. 12, DL 98/2011; art. 44, c. 2, DL 269/2003). Il professionista iscritto a un albo che versa a una cassa, come avvocati o commercialisti, non si iscrive alla gestione separata per quella attività.
Quanto si paga nel 2026?
Secondo la circolare INPS 8/2026: 26,07% per i professionisti non iscritti ad altre forme previdenziali, 33,72% per i collaboratori, 35,03% per i collaboratori che hanno diritto alla DIS-COLL, 24% per pensionati e iscritti ad altre gestioni. Il contributo si calcola fino a un massimale di 122.295 euro di reddito; per avere accreditati tutti i dodici mesi dell'anno bisogna versare almeno sul minimale di 18.808 euro, altrimenti i mesi si riducono in proporzione (art. 2, c. 29, L. 335/1995).
Chi paga i contributi del collaboratore?
Il committente per due terzi e il collaboratore per un terzo (art. 2, c. 30, L. 335/1995): il committente trattiene la quota del collaboratore dal compenso e versa tutto all'INPS. Il professionista con partita IVA, invece, versa da sé i contributi calcolati sul reddito dichiarato, ma può addebitare in fattura al cliente, in via definitiva, una rivalsa del 4% sui compensi lordi (art. 1, c. 212, L. 662/1996).
Gli iscritti alla gestione separata hanno la maternità e la malattia?
Sì. La maternità spetta nelle forme previste per le lavoratrici dipendenti, per i due mesi prima e i tre mesi dopo il parto anche senza astenersi dal lavoro, e per cinque mesi in caso di adozione; spetta anche se il committente non ha versato i contributi (artt. 64-64-ter D.Lgs. 151/2001). Ai collaboratori non pensionati e non iscritti ad altre forme spetta un'indennità di malattia, per eventi di almeno quattro giorni, entro un sesto della durata del rapporto e comunque almeno venti giorni l'anno, pari alla metà dell'indennità di degenza ospedaliera (art. 1, c. 788, L. 296/2006).

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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