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GuidaLavoro e previdenza · La causa di lavoro

I costi di una causa di lavoro

Fare causa al datore di lavoro, o all'INPS, costa meno di una causa civile ordinaria: il contributo unificato non si paga sotto una certa soglia di reddito ed è dimezzato sopra, e chi ha redditi bassi può avere l'avvocato a spese dello Stato. Resta il rischio principale: chi perde paga di regola le spese legali dell'altra parte, salvo nelle cause previdenziali per i redditi bassi. Questa pagina spiega il contributo unificato, le spese di lite, le regole speciali per le cause con l'INPS e il gratuito patrocinio.

Verificato il 25 settembre 2026Lettura: 3 min

In breve

  • Contributo unificato: niente sotto 40.978,92 euro di reddito; dimezzato sopra.
  • Spese legali: di regola le paga chi perde, salvo compensazione.
  • Cause con l'INPS: niente spese per chi perde con reddito basso, con dichiarazione nel ricorso.
  • Gratuito patrocinio: reddito familiare fino a 13.659,64 euro.
  • Conciliazione: spese compensate salvo accordo diverso.

Il contributo unificato

Art. 9, c. 1-bis, DPR 115/2002

«Nei processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore a tre volte l'importo previsto dall'articolo 76, sono soggette, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione a ruolo nella misura di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 3, salvo che per i processi dinanzi alla Corte di cassazione in cui il contributo è dovuto nella misura di cui all'articolo 13, comma 1.»

SituazioneContributo unificatoNorma
Reddito fino a tre volte il limite del gratuito patrocinio (40.978,92 euro)EsenteArt. 9, c. 1-bis
Lavoro o pubblico impiego, reddito superioreRidotto alla metàArt. 13, c. 3
Previdenza e assistenza, reddito superioreImporto del primo scaglioneArt. 13, c. 1, lett. a
Ricorso in CassazioneMisura pienaArt. 9, c. 1-bis

Per gli importi generali si veda la pagina su contributo unificato e costi del processo.

Spese di lite e gratuito patrocinio

Chi perde è condannato a rimborsare le spese dell'altra parte, liquidate dal giudice; le spese si possono compensare se c'è soccombenza reciproca, se la questione era assolutamente nuova o se la giurisprudenza è cambiata, e in caso di conciliazione si intendono compensate salvo accordo diverso (artt. 91-92 c.p.c.). Nelle cause per prestazioni previdenziali e assistenziali il lavoratore che perde non paga le spese se nell'anno precedente aveva un reddito non superiore al doppio del limite del gratuito patrocinio e lo dichiara nel ricorso (art. 152 disp. att. c.p.c.; si veda la pagina sul ricorso contro l'INPS). Chi è non abbiente, con ragioni non manifestamente infondate e un reddito familiare fino a 13.659,64 euro, può chiedere il patrocinio a spese dello Stato (artt. 74 e 76 DPR 115/2002). Per ridurre i costi conviene valutare anche il tentativo di conciliazione; sul processo si veda la pagina sul rito del lavoro.

  1. Controllare il reddito dell'ultima dichiarazione, proprio e familiare.
  2. Valutare il gratuito patrocinio e presentare l'istanza al consiglio dell'ordine.
  3. Nelle cause previdenziali, inserire la dichiarazione dei redditi nel ricorso.
  4. Chiedere un preventivo scritto all'avvocato.
  5. Considerare la conciliazione prima e durante la causa.

Domande frequenti

Devo pagare il contributo unificato per fare causa al datore di lavoro?
Solo se il tuo reddito imponibile, risultante dall'ultima dichiarazione, supera tre volte il limite previsto per il gratuito patrocinio (art. 9, c. 1-bis, DPR 115/2002); con il limite attuale di 13.659,64 euro la soglia è di 40.978,92 euro. Sopra la soglia, per le controversie individuali di lavoro e di pubblico impiego il contributo è ridotto alla metà (art. 13, c. 3), mentre in Cassazione si paga per intero.
Se perdo la causa di lavoro pago le spese dell'avvocato del datore?
Di regola sì: il giudice condanna chi perde a rimborsare le spese dell'altra parte (art. 91 c.p.c.). Può però compensarle, in tutto o in parte, se c'è soccombenza reciproca o se la questione era del tutto nuova o la giurisprudenza è cambiata (art. 92). Se la causa si chiude con una conciliazione, le spese si intendono compensate salvo diverso accordo.
E nelle cause contro l'INPS?
Nei giudizi per ottenere prestazioni previdenziali o assistenziali chi perde non può essere condannato alle spese se, nell'anno precedente la sentenza, aveva un reddito imponibile non superiore al doppio del limite del gratuito patrocinio; va presentata una dichiarazione sostitutiva nelle conclusioni del ricorso, impegnandosi a comunicare le variazioni (art. 152 disp. att. c.p.c.). Resta la condanna per lite temeraria.
Posso avere l'avvocato gratis?
Sì, con il patrocinio a spese dello Stato, se sei un cittadino non abbiente e le tue ragioni non sono manifestamente infondate (art. 74 DPR 115/2002). Il reddito imponibile, sommato a quello dei familiari conviventi, non deve superare il limite aggiornato di 13.659,64 euro; conta il solo reddito personale se la causa riguarda diritti della personalità o interessi in conflitto con quelli dei familiari (art. 76).

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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