Vai al contenuto
avvocato.co Sei un avvocato? Iscriviti

GuidaDiritto civile · Risarcimento del danno

Le infezioni ospedaliere: la responsabilità della struttura

Un intervento riuscito, poi la febbre, un'infezione da stafilococco o da un batterio resistente contratta durante il ricovero. Le infezioni correlate all'assistenza non sono sempre evitabili, ma la struttura sanitaria risponde se non dimostra di aver fatto tutto il necessario per prevenirle. Questa pagina spiega come si divide l'onere della prova tra paziente e ospedale, quali misure l'ospedale deve documentare, che cosa possono chiedere i familiari, entro quando agire e che cosa è cambiato con il Covid.

Verificato il 25 settembre 2026Lettura: 3 min

In breve

  • Struttura: risponde per contratto verso il paziente.
  • Paziente: prova il legame tra ricovero e infezione, anche con presunzioni.
  • Ospedale: deve provare cautele e protocolli applicati nel caso concreto.
  • Familiari: agiscono per fatto illecito, con prescrizione di cinque anni.
  • Covid: lo scudo del DL 44/2021 riguarda solo la responsabilità penale.

Chi deve provare che cosa

La struttura sanitaria risponde verso il paziente per contratto, anche per l'operato dei medici di cui si avvale (art. 7 L. 24/2017). Per le infezioni la Cassazione ha fissato un riparto preciso: il paziente prova il nesso tra la degenza e l'infezione, valutato con i criteri temporale, topografico e clinico; la struttura deve provare di aver adottato tutte le cautele prescritte e di aver applicato i protocolli di prevenzione nel caso specifico, e non si tratta di responsabilità oggettiva (Cass. 6386/2023, che richiama Cass. 4864/2021 e 11599/2020). Il nesso deve essere provato davvero: non basta l'ipotesi di un'infiammazione non collegata alla struttura (Cass. 7235/2025).

AreaChe cosa la struttura deve documentare (Cass. 6386/2023)
Ambienti e materialiProtocolli di disinfezione, disinfestazione e sterilizzazione; preparazione e uso dei disinfettanti
ServiziBiancheria, smaltimento di rifiuti e liquami, mensa, qualità dell'aria e degli impianti
SorveglianzaSistema di sorveglianza e notifica, dati microbiologici di laboratorio, report dei reparti
PersoneAccesso dei visitatori, salute e profilassi del personale, rapporto tra personale e degenti
TempiOrari di effettiva esecuzione delle attività di prevenzione

I familiari e la prescrizione

I congiunti del paziente deceduto chiedono il danno da perdita del rapporto parentale con un'azione extracontrattuale; se la struttura non produce la documentazione sulle misure di prevenzione, la prova può essere data con presunzioni (Cass. 35062/2024). Il paziente ha dieci anni per agire contro la struttura (art. 2946 c.c.); i familiari, per il danno proprio, cinque (art. 2947). Prima della causa serve la consulenza tecnica preventiva o la mediazione (art. 8 L. 24/2017).

Il caso del Covid

Art. 3-bis, c. 1, DL 44/2021

«Durante lo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e successive proroghe, i fatti di cui agli articoli 589 e 590 del codice penale, commessi nell'esercizio di una professione sanitaria e che trovano causa nella situazione di emergenza, sono punibili solo nei casi di colpa grave.»

La limitazione riguarda l'omicidio colposo e le lesioni colpose, cioè la responsabilità penale dei sanitari, e non la responsabilità civile della struttura. Per i fatti commessi in situazioni di grave carenza di personale sanitario è stata estesa fino al 31 dicembre 2026 (art. 4, c. 8-septies, DL 215/2023, come modificato dal DL 200/2025).

  1. Chiedere copia integrale della cartella clinica e degli esami colturali.
  2. Annotare date di ricovero, intervento, dimissioni e primi sintomi.
  3. Far valutare il caso da un medico legale e da un infettivologo.
  4. Chiedere alla struttura i protocolli di prevenzione applicati.
  5. Avviare consulenza tecnica preventiva o mediazione nei termini.

Domande frequenti

Ho preso un'infezione in ospedale: devo provare di chi è la colpa?
No. Il paziente deve provare, anche con presunzioni, il legame tra il ricovero o l'intervento e l'infezione; è poi la struttura a dover dimostrare di aver adottato tutte le cautele prescritte dalle norme e dalle regole dell'arte e di aver applicato i protocolli di prevenzione nel caso specifico (Cass. 6386/2023). Non è una responsabilità oggettiva: se la struttura dà questa prova, non risponde.
Quali prove deve dare l'ospedale?
Secondo Cass. 6386/2023 la struttura deve documentare, tra l'altro, i protocolli di disinfezione e sterilizzazione di ambienti e materiali, la gestione della biancheria e dei rifiuti, la qualità dell'aria e degli impianti, il sistema di sorveglianza e notifica, i controlli sull'accesso dei visitatori, il rapporto numerico tra personale e degenti, la sorveglianza microbiologica e gli orari di effettiva esecuzione delle attività di prevenzione.
Il paziente è morto per un'infezione ospedaliera: che cosa possono fare i familiari?
Possono chiedere il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale, con un'azione extracontrattuale, e il danno subito dal congiunto come eredi. Se la struttura non predispone o non produce la documentazione sulle misure di prevenzione, la prova della sua responsabilità può essere data anche con presunzioni (Cass. 35062/2024).
Entro quanto tempo si deve agire?
Il paziente agisce contro la struttura per responsabilità contrattuale, con la prescrizione ordinaria di dieci anni (art. 2946 c.c.); i familiari che chiedono un danno proprio agiscono per fatto illecito, con la prescrizione di cinque anni (art. 2947). Prima della causa serve la consulenza tecnica preventiva o la mediazione (art. 8 L. 24/2017).

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

Da leggere insieme