In breve
- Straordinario = ore oltre le 40 settimanali (o l'orario minore del CCNL), da pagare con maggiorazione o compensare con riposi secondo il CCNL (art. 5 D.Lgs. 66/2003, art. 2108 c.c.); massimo 48 ore medie con lo straordinario (art. 4).
- Onere della prova sul lavoratore, rigoroso: giorni, orari, quantità, con riscontri (badge, email, turni, testimoni); il Libro unico non esibito gioca contro il datore.
- Forfait e superminimo coprono lo straordinario solo se pattuiti espressamente e congrui.
- Prescrizione: 5 anni dalla cessazione del rapporto (Cass. 26246/2022); la diffida la interrompe.
- Recupero: diffida, conciliazione, decreto ingiuntivo o causa di lavoro, ispezione INL con diffida accertativa.
Che cos'è lo straordinario e quanto vale
«1. Il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario deve essere contenuto. [...] 3. In difetto di disciplina collettiva applicabile, il ricorso al lavoro straordinario è ammesso soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore per un periodo che non superi le duecentocinquanta ore annuali. [...] 5. Il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro. I contratti collettivi possono in ogni caso consentire che, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi.»
L'orario normale è di quaranta ore settimanali, che i contratti collettivi possono ridurre (38 nel commercio, 39 in molti settori industriali) o riferire alla media di un periodo fino a un anno (art. 3); è straordinario il lavoro oltre quell'orario, e supplementare quello del part-time oltre l'orario ridotto ma entro il tempo pieno, con maggiorazioni proprie. Il tetto è la durata media massima di quarantotto ore, straordinario compreso, calcolata su quattro mesi, estensibili a sei o dodici dai contratti (art. 4); la violazione è sanzionata (art. 18-bis) ma non toglie il diritto al compenso. Le maggiorazioni sono fissate dai CCNL: nei contratti più diffusi vanno dal 15-25% per lo straordinario feriale diurno al 30-55% per quello notturno e festivo, con la «banca ore» che consente di trasformarle in riposi; il codice civile impone comunque «un aumento di retribuzione rispetto a quella dovuta per il lavoro ordinario» (art. 2108). Il compenso per lo straordinario continuativo entra nella base di calcolo di TFR, tredicesima, ferie e contributi. Sono esclusi dai limiti di orario e, di regola, dal diritto allo straordinario i dirigenti, il personale direttivo e chi ha un orario autodeterminato (art. 17 c. 5): per loro il compenso ulteriore è possibile solo se l'orario è di fatto imposto e la prestazione sproporzionata.
Il forfait e il superminimo
Molti contratti individuali prevedono uno «straordinario forfettizzato» o un superminimo «assorbente». La giurisprudenza ammette il forfait a due condizioni: che sia pattuito espressamente e che l'importo corrisponda, in media e nel periodo, a quanto il lavoratore avrebbe percepito applicando le maggiorazioni alle ore effettive; se le ore sono stabilmente superiori a quelle coperte, il lavoratore ha diritto alla differenza, e l'onere di provare la congruità del forfait grava sul datore. Il superminimo, cioè la quota di stipendio oltre i minimi del CCNL, assorbe lo straordinario solo se il contratto lo dice chiaramente e l'importo è compatibile con le ore svolte; una retribuzione più alta «per la disponibilità» senza clausola non copre nulla. La rinuncia preventiva allo straordinario è nulla (art. 2113 c.c.), e le firme su buste paga che indicano zero straordinari non valgono come rinuncia né come prova contraria, salvo che siano quietanze specifiche.
La prova: la parte difficile
La Cassazione ripete da decenni che il lavoratore che chiede il compenso per lavoro straordinario deve «provare rigorosamente» sia l'esecuzione della prestazione oltre l'orario sia, in termini concreti e realistici, la sua entità quantitativa: giorni, fasce orarie, numero di ore, per periodo. La domanda generica («lavoravo sempre fino a tardi») e i capitoli di prova che chiedono ai testimoni di confermare tabelle riassuntive preparate dal lavoratore sono ritenuti inammissibili; il giudice non può liquidare in via equitativa ciò che non è provato nell'esistenza. Gli strumenti che funzionano sono elencati nella tabella. Il datore, dal canto suo, ha l'obbligo di registrare le presenze e le ore nel Libro unico del lavoro (art. 39 DL 112/2008) e di conservare i dati dei sistemi di rilevazione: se non li esibisce su ordine del giudice (art. 210 c.p.c.), il giudice ne trae argomenti di prova a suo sfavore (art. 116 c.p.c.), e la giurisprudenza più recente valorizza le timbrature come base della ricostruzione quando l'organizzazione del lavoro le rende attendibili, pur senza automatismi. Il calcolo finale è spesso affidato a un consulente contabile: retribuzione oraria (paga mensile diviso il divisore del CCNL, 173 o 168), maggiorazioni per fascia, incidenza sugli istituti differiti, interessi e rivalutazione dalla maturazione (art. 429 c.p.c.).
| Prova | Valore | Come si usa |
|---|---|---|
| Timbrature, badge, tornelli, log di accesso | Indizio forte dell'orario di presenza | Ordine di esibizione al datore; integrazione con l'attività svolta |
| Email, messaggi, ticket, ordini inviati e ricevuti con orario | Prova dell'attività in un momento preciso | Estrarre con data e ora; produrre in sequenza per costruire i turni |
| Turni, ordini di servizio, piani ferie, chat di gruppo del responsabile | Prova dell'orario imposto | Screenshot con data; testimoni sui turni |
| Testimoni colleghi e clienti | Decisivi se sanno orari e attività | Capitoli specifici: «è vero che il ricorrente il lunedì lavorava dalle 8 alle 19 come lei stesso, nel reparto X, nel periodo Y» |
| Diario personale contemporaneo, agenda | Debole da solo, utile come base | Serve a formulare capitoli precisi e a incrociare gli altri documenti |
| Libro unico del lavoro e registri presenze | Obbligatori per il datore | Mancata esibizione = argomento di prova contro il datore |
| Buste paga con straordinari parziali | Ammissione dell'esistenza dello straordinario | Confronto con le ore reali |
| Verbali ispettivi INL, denunce di colleghi | Prova qualificata | Richiesta di intervento ispettivo |
La prescrizione
I crediti per straordinario, come tutti quelli retributivi periodici, si prescrivono in cinque anni (art. 2948 n. 4 c.c.). Il punto controverso era la decorrenza: per decenni la prescrizione correva durante il rapporto solo per i lavoratori con tutela reale (art. 18 St. lav.), che non avevano da temere ritorsioni, e dalla cessazione per gli altri. Dopo la riforma Fornero e il Jobs Act, che hanno ridotto la reintegrazione a casi limitati, la Cassazione (sent. 26246/2022, seguita da altre) ha stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto per tutti i lavoratori subordinati, anche nelle imprese sopra i quindici dipendenti, perché nessuno ha più la stabilità che giustificava il decorso in costanza di rapporto. In pratica: chi è ancora in servizio può chiedere gli straordinari di tutta la durata del rapporto (con il limite della prova, che diventa difficile per gli anni lontani); chi ha lasciato ha cinque anni dall'ultimo giorno di lavoro. La diffida scritta interrompe la prescrizione e fa ripartire i cinque anni; nel pubblico impiego la regola resta diversa, perché il dipendente pubblico ha la stabilità.
Come si recupera
- Ricostruire periodo per periodo le ore con i documenti disponibili e stimare il credito con le maggiorazioni del CCNL applicato (verificare quale sia: busta paga).
- Diffida con PEC o raccomandata: ore, periodi, importo, termine per il pagamento; interrompe la prescrizione e spesso apre la trattativa.
- Conciliazione facoltativa in sede sindacale o davanti alla commissione dell'Ispettorato: accordo con rinuncia valida ex art. 2113 c.c.; non accettare cifre simboliche.
- Ispezione: la richiesta di intervento all'INL può portare a un verbale e, per i crediti certi e quantificati, alla diffida accertativa (art. 12 D.Lgs. 124/2004), che diventa titolo esecutivo se il datore non paga o non promuove la conciliazione.
- Giudice del lavoro: decreto ingiuntivo se il credito risulta da documenti del datore (buste paga, timbrature riconosciute), altrimenti ricorso con capitoli di prova specifici e richiesta di esibizione del Libro unico; CTU contabile.
- In costanza di rapporto: valutare i tempi; il licenziamento ritorsivo per la richiesta è nullo, ma la prova della ritorsione grava sul lavoratore; se il mancato pagamento è grave, dimissioni per giusta causa con NASpI.
Lo straordinario non pagato è la causa di lavoro più frequente e quella con il tasso più alto di rigetto per difetto di prova: la differenza tra vincere e perdere sta nella documentazione raccolta prima di litigare, non nella verità dei fatti. Le regole generali sull'orario sono nella pagina su orario, riposi e turni; il recupero delle retribuzioni in generale nella pagina sullo stipendio non pagato.
Domande frequenti
Lavoro ogni giorno un'ora in più e non me la pagano: che cosa devo fare da subito?
Ho firmato un contratto con «straordinario forfettizzato»: posso chiedere di più?
Quanto tempo ho per chiedere gli straordinari?
Bastano le timbrature del badge?
Sono un quadro con orario libero: mi spetta lo straordinario?
Fonti normative
- Art. 3 D.Lgs. 66/2003 — Orario normale di lavoro
- Art. 4 D.Lgs. 66/2003 — Durata massima dell'orario di lavoro
- Art. 5 D.Lgs. 66/2003 — Lavoro straordinario
- Art. 2108 c.c. — Lavoro straordinario e notturno
- Art. 2948 c.c. — Prescrizione di cinque anni
- Art. 18-bis D.Lgs. 66/2003 — Sanzioni
I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.
Da leggere insieme
- Contratto, mansioni e stipendioLo stipendio non pagato: come recuperarloDiffida e Ispettorato, decreto ingiuntivo con le buste paga, pignoramento, prescrizione 5 anni, Fondo di garanzia INPS (TFR e ultime 3 mensilità), dimissioni per giusta causa, lavoro nero.
- Contratto, mansioni e stipendioIl lavoro nero: diritti del lavoratore e rischi del datoreChe cos'è il lavoro nero (mancata comunicazione preventiva di assunzione, differenza con il lavoro grigio: part-time falso, fuori busta, straordinari non pagati), diritti del lavoratore (art. 2126 c.c.: retribuzione da CCNL, differenze, TFR, ferie, tredicesima, contributi INPS con prescrizione quinquennale e rendita vitalizia, tutela INAIL automatica per l'infortunio, licenziamento orale inefficace con reintegrazione, NASpI), come si prova il rapporto (testimoni, chat, bonifici, badge, foto, ispezione), la denuncia all'Ispettorato e la causa di lavoro, prescrizione dei crediti (5 anni dalla fine del rapporto), rischi per il datore (maxi-sanzione art. 3 DL 12/2002 +30% L. 145/2018: 1.950-11.700, 3.900-23.400, 7.800-46.800 euro; +20% per stranieri, minori, percettori di ADI; raddoppio della maggiorazione se recidivo; diffida ex art. 13 D.Lgs. 124/2004 con assunzione per almeno 3 mesi; sospensione dell'attività art. 14 D.Lgs. 81/2008; contributi evasi e sanzioni civili; reati per stranieri senza permesso art. 22 c. 12 TU immigrazione e caporalato 603-bis), esclusione del lavoro domestico dalla maxi-sanzione, lavoro nero e sussidi (ADI).
- Debiti, crediti e pignoramentiIl decreto ingiuntivo: come si ottiene e come ci si difendeProva scritta, decreto in 30 giorni, provvisoria esecuzione, notifica in 60 giorni, opposizione in 40, esecutività, sospensione, costi.
- LicenziamentoLa conciliazione dopo il licenziamento: l'offerta dell'art. 6 e le sedi protetteL'offerta di conciliazione (art. 6 D.Lgs. 23/2015: per i lavoratori assunti a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015, il datore può offrire, entro i 60 giorni dell'impugnazione stragiudiziale, in una delle sedi dell'art. 2113 c. 4 c.c. o davanti alle commissioni di certificazione dell'art. 76 D.Lgs. 276/2003, un importo esente da IRPEF e da contributi pari a una mensilità della retribuzione utile al TFR per ogni anno di servizio, minimo 3 e massimo 27 mensilità, con assegno circolare; l'accettazione estingue il rapporto alla data del licenziamento e comporta la rinuncia all'impugnazione anche se già proposta; le ulteriori somme pattuite per altre pendenze sono tassate normalmente; non per i dipendenti pubblici; comunicazione al centro per l'impiego; per gli assunti prima del 2015 vale solo la conciliazione ordinaria con incentivo tassato), le sedi protette (art. 2113 c.c.: le rinunce e transazioni su diritti inderogabili sono invalide e impugnabili entro 6 mesi dalla cessazione o dalla rinuncia, salvo quelle in sede giudiziale, davanti alla commissione di conciliazione presso l'Ispettorato ex artt. 410-411 c.p.c., in sede sindacale ex art. 412-ter, davanti agli arbitri ex art. 412-quater; per prassi anche davanti alle commissioni di certificazione; il verbale è esecutivo con decreto del giudice; la conciliazione sindacale richiede l'assistenza effettiva di un rappresentante del sindacato cui il lavoratore aderisce o dà mandato), la conciliazione obbligatoria del licenziamento economico (art. 7 L. 604/1966: nelle aziende con più di 15 dipendenti il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, per gli assunti prima del 7 marzo 2015, va preceduto dalla comunicazione all'Ispettorato con i motivi e le misure di ricollocazione; convocazione entro 7 giorni davanti alla commissione, assistenza di sindacato, avvocato o consulente, chiusura entro 20 giorni; esame di soluzioni alternative; se fallisce, licenziamento con effetto dal giorno della comunicazione iniziale; la risoluzione consensuale raggiunta in questa sede dà diritto alla NASpI; il comportamento delle parti è valutato dal giudice; non per il comporto), i contenuti dell'accordo (incentivo all'esodo, con tassazione separata come il TFR e senza contributi; preavviso o indennità sostitutiva; TFR e competenze di fine rapporto; rinuncia all'impugnazione e a ogni pretesa, cosiddetta transazione tombale, con elenco delle voci; patto di non concorrenza o di riservatezza; lettera di referenze; outplacement; data di cessazione e decorrenza della NASpI; spese legali; clausola di riservatezza; eventuale trasformazione del licenziamento in risoluzione consensuale, che però fa perdere la NASpI salvo l'art. 7), quando conviene (calcolo del valore atteso della causa: tutele applicabili, probabilità di illegittimità, tempi e costi, rischio del datore; l'offerta dell'art. 6 vale netto quanto una somma lorda maggiore del 30-40%; conviene al lavoratore quando il licenziamento è probabilmente legittimo o le tutele sono solo indennitarie; non conviene con nullità o reintegra probabili; conviene al datore per chiudere in 60 giorni senza processo), errori (firmare rinunce fuori dalle sedi protette, che si impugnano entro 6 mesi; accettare l'assegno senza verificare TFR e voci accessorie; dimissioni al posto del licenziamento; sedi sindacali fittizie senza assistenza reale; mancata verifica delle 60 giornate; conciliazione senza verbale esecutivo).