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ProceduraFamiglia e minori · Figli, affidamento e mantenimento

Azione di paternità, disconoscimento e test del DNA

Due azioni opposte ruotano attorno alla stessa domanda: chi è il padre? Con il disconoscimento il marito, la madre o il figlio contestano che il figlio nato nel matrimonio sia del marito, entro termini brevi per i genitori e senza limiti per il figlio. Con la dichiarazione giudiziale di paternità il figlio non riconosciuto ottiene che il padre biologico sia accertato come tale, con tutti gli effetti del riconoscimento, compreso il mantenimento arretrato dalla nascita. In entrambe il test del DNA è la prova decisiva, e il rifiuto di sottoporvisi pesa moltissimo. Questa pagina spiega termini, prove ed effetti.

Verificato il 24 settembre 2026Lettura: 4 min

In breve

  • Disconoscimento: contesta la paternità del marito sul figlio nato nel matrimonio. Madre 6 mesi, marito 1 anno, mai oltre 5 anni dalla nascita; il figlio senza limiti.
  • Dichiarazione giudiziale di paternità: accerta il padre che non ha riconosciuto il figlio. Imprescrittibile per il figlio.
  • Test del DNA: è la prova principale; il rifiuto può bastare da solo a far dichiarare la paternità.
  • Effetti: quelli del riconoscimento, con mantenimento dovuto dalla nascita.
  • Cognome: il figlio può aggiungere o sostituire quello del padre; per il minore decide il giudice.

Il disconoscimento di paternità

Il figlio nato nel matrimonio si presume figlio del marito. Per rimuovere questa presunzione serve l'azione di disconoscimento, che possono proporre il marito, la madre e il figlio: chi agisce può provare con ogni mezzo che il rapporto di filiazione non esiste, ma la sola dichiarazione della madre non basta (art. 243-bis c.c.).

Chi agisceTermineLimite finale
Madre6 mesi dalla nascita, o dalla scoperta dell'impotenza del marito al tempo del concepimento5 anni dalla nascita
Marito1 anno dalla nascita (dal ritorno, se era lontano), o dalla scoperta dell'impotenza o dell'adulterio5 anni dalla nascita
FiglioDalla maggiore età, senza limiti di tempoNessuno
Figlio minoreCuratore speciale su istanza del figlio di 14 anni, del pubblico ministero o dell'altro genitore—

I termini sono sospesi per chi è interdetto o gravemente infermo di mente (art. 245); se il genitore muore prima della scadenza, l'azione passa a discendenti o ascendenti (art. 246). Padre, madre e figlio devono partecipare tutti al giudizio (art. 247). Accolto il disconoscimento, il figlio perde lo stato di figlio del marito e può essere riconosciuto dal padre biologico o farne dichiarare la paternità.

La dichiarazione giudiziale di paternità

Art. 269, c. 1-2 e 4, c.c.

«La paternità e la maternità possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso. La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo. [...] La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all'epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità.»

L'azione è imprescrittibile per il figlio (art. 270). Finché è minore, la promuove nel suo interesse il genitore che esercita la responsabilità genitoriale, di solito la madre, o il tutore; se il figlio ha compiuto quattordici anni serve il suo consenso (art. 273). Si agisce contro il presunto padre o, se è morto, contro i suoi eredi (art. 276). Quando la dichiarazione non è possibile, per esempio perché il figlio non può essere riconosciuto, resta l'azione per ottenere il solo mantenimento, l'istruzione e l'educazione (art. 279).

La prova: il test del DNA e il rifiuto

  • La consulenza genetica è lo strumento più idoneo, con margini di sicurezza elevatissimi: non serve solo a valutare le prove delle parti, ma accerta direttamente il rapporto (Cass. 14916/2020).
  • Nessun ordine tra le prove: il giudice può disporre il test senza aver prima accertato una relazione tra la madre e il presunto padre (Cass. 3479/2016).
  • Il rifiuto del test è valutato ai sensi dell'art. 116 c.p.c. e può bastare da solo a fondare la decisione, anche quando a rifiutare sono gli eredi (Cass. 6025/2015); la regola è conforme alla Costituzione (Cass. 14458/2018).
  • Presunzioni: senza test, contano indizi gravi e concordanti, come l'aver trattato la persona come figlio (Cass. 1279/2014).
  • Parto anonimo: dopo la morte della madre che aveva chiesto di non essere nominata, il figlio può agire per l'accertamento della maternità (Cass. 19824/2020).

Il giudizio si svolge con il rito unico per le persone e le famiglie; il costo della consulenza genetica viene di regola anticipato dalle parti secondo quanto dispone il giudice.

Gli effetti della sentenza: status, cognome, arretrati

La sentenza che dichiara la filiazione produce gli effetti del riconoscimento (art. 277): il figlio acquista lo stato di figlio del padre, con diritti successori e parentela con i suoi familiari, e il giudice può adottare i provvedimenti su affidamento, mantenimento, istruzione ed educazione. L'obbligo di mantenimento nasce con la procreazione e decorre dalla nascita: il genitore che ha provveduto da solo ha diritto di regresso per la quota dell'altro (Cass. 7960/2017, 22506/2010 e 26575/2007). Sul cognome, il figlio «può» aggiungere o sostituire quello del padre; per il minore decide il giudice nel suo interesse, senza automatismi (Cass. 15654/2024).

  1. Raccogliere gli elementi: messaggi, fotografie, testimoni, eventuali contributi economici.
  2. Verificare i termini, se si tratta di disconoscimento.
  3. Proporre la consulenza genetica fin dall'atto introduttivo.
  4. Chiedere insieme mantenimento futuro, arretrati e decisione sul cognome.
  5. Valutare le conseguenze successorie se il presunto padre è morto o anziano.

Domande frequenti

Il presunto padre si rifiuta di fare il test del DNA: che cosa succede?
Nessuno può essere costretto al prelievo, ma il rifiuto ingiustificato è un comportamento che il giudice valuta come argomento di prova (art. 116 c.p.c.). Per la Cassazione può avere un valore indiziario così elevato da bastare da solo a dichiarare la paternità (Cass. 6025/2015, dove a rifiutare erano gli eredi del presunto padre), e questa lettura è conforme alla Costituzione (Cass. 14458/2018).
Entro quando il marito può disconoscere il figlio?
Entro un anno dalla nascita, se al momento era nel luogo in cui il figlio è nato; se prova di aver ignorato la propria impotenza o l'adulterio della moglie al tempo del concepimento, l'anno decorre da quando lo ha scoperto. In ogni caso non oltre cinque anni dalla nascita (art. 244 c.c.). Per la madre il termine è di sei mesi. Il figlio, invece, può agire in qualsiasi momento dopo la maggiore età.
Dopo la sentenza di paternità il padre deve pagare anche gli arretrati?
Sì. La sentenza produce gli effetti del riconoscimento e l'obbligo di mantenimento decorre dalla nascita del figlio. Il genitore che ha mantenuto il figlio da solo ha diritto di regresso per la quota che spettava all'altro (Cass. 7960/2017 e 22506/2010), e il giudice fissa anche il contributo per il futuro.
Si può chiedere la paternità di una persona già morta?
Sì. L'azione è imprescrittibile per il figlio e, se il presunto padre è morto, si propone contro i suoi eredi o, in mancanza, contro un curatore (art. 276 c.c.). La prova genetica si può svolgere sui parenti, e anche il loro rifiuto è valutato dal giudice. Se è il figlio a morire prima di agire, i suoi discendenti possono promuovere l'azione entro due anni (art. 270).

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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