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GuidaSocietà e impresa · Costituire e gestire una società

Il modello 231: quando serve e come si costruisce

Dal 2001 le società e gli enti rispondono in proprio dei reati commessi nel loro interesse da amministratori e dipendenti: sanzioni in quote fino a un milione e mezzo di euro, interdizioni, confisca del profitto. L'unico scudo è il modello di organizzazione e gestione: una mappa dei rischi, protocolli, un organismo di vigilanza indipendente, un sistema disciplinare e un canale di segnalazione, adottati prima del fatto e fatti funzionare davvero. Non è obbligatorio per legge, ma lo chiedono i bandi, le banche, i grandi clienti e i giudici, e per la sicurezza sul lavoro e i reati tributari è diventato la difesa standard di qualunque impresa strutturata, PMI comprese.

Verificato il 21 settembre 2026Lettura: 9 min

In breve

  • La regola: l'ente risponde in proprio dei reati presupposto commessi nel suo interesse o vantaggio da apicali o sottoposti (art. 5 D.Lgs. 231/2001).
  • Lo scudo: modello di organizzazione adottato ed efficacemente attuato prima del fatto, organismo di vigilanza autonomo, sistema disciplinare, canale di segnalazione (artt. 6-7).
  • Sanzioni: pecuniarie per quote (fino a 1,5 milioni), interdittive da 3 mesi a 2 anni, confisca del profitto, pubblicazione; anche in via cautelare.
  • Dopo il fatto: modello, risarcimento e messa a disposizione del profitto prima del dibattimento evitano le interdittive e riducono la pecuniaria (artt. 12, 17).
  • Non obbligatorio ma richiesto da bandi, banche e clienti; per le PMI, proporzionato.

Perché una società può essere «condannata»

Art. 5 D.Lgs. 231/2001

«1. L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio: a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a). 2. L'ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi.»

La responsabilità è formalmente amministrativa ma accertata dal giudice penale nel processo per il reato della persona fisica, con le garanzie del processo penale. Tre condizioni: un reato compreso nel catalogo tassativo degli artt. 24 e seguenti (non qualunque reato: la truffa ordinaria ai danni di un privato, per esempio, non c'è); commesso da un apicale, anche di fatto, o da un sottoposto; nell'interesse o a vantaggio dell'ente, dove l'interesse si valuta prima (la finalità della condotta) e il vantaggio dopo (il risultato), e per i reati colposi da sicurezza sul lavoro si identifica con il risparmio di costi o l'aumento di produttività ottenuto violando le regole (Cass. SU 38343/2014, ThyssenKrupp). L'ente non risponde se l'autore ha agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi, e la responsabilità è autonoma: sussiste anche se l'autore non è identificato o il reato si estingue per causa diversa dall'amnistia (art. 8). Il catalogo, nato con i reati contro la pubblica amministrazione, si è esteso a più di cento fattispecie: reati informatici (art. 24-bis, rafforzati dalla L. 90/2024), criminalità organizzata, falsità in monete e marchi, reati societari compresa la corruzione tra privati, terrorismo, delitti contro la personalità individuale e sfruttamento del lavoro, abusi di mercato, omicidio e lesioni colpose da violazione delle norme sulla sicurezza (25-septies), ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio (25-octies), strumenti di pagamento (25-octies.1), diritto d'autore, induzione a non rendere dichiarazioni, reati ambientali (25-undecies), immigrazione clandestina, razzismo, frodi sportive, reati tributari (25-quinquiesdecies, dal 2019 per le frodi e dal 2020 per gli altri), contrabbando, reati contro il patrimonio culturale.

L'esimente: come si prova che il modello funzionava

Art. 6, comma 1, D.Lgs. 231/2001

«Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettera a), l'ente non risponde se prova che: a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi; b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione; d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b).»

Il sistema distingue due situazioni. Se il reato è di un apicale, la colpa di organizzazione si presume e l'ente deve provare le quattro condizioni, compresa l'elusione fraudolenta del modello da parte dell'autore: la prova è difficile, perché chi dirige la società e commette il reato di solito lo fa usando i poteri che il modello gli riconosce. Se il reato è di un sottoposto, l'ente risponde solo se la commissione è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione e vigilanza, esclusa in radice se il modello era adottato ed efficacemente attuato (art. 7): qui il modello è una difesa quasi piena. In entrambi i casi conta l'efficacia concreta, non il documento: la giurisprudenza (a partire dal caso Impregilo, Cass. 23401/2022, che ha riconosciuto l'esimente a un modello ritenuto idoneo malgrado il reato) valuta se la mappatura copriva l'area del reato, se i protocolli erano applicati, se la formazione c'è stata, se l'OdV ha ricevuto i flussi e ha reagito ai segnali, se il sistema disciplinare è stato usato. Il modello va adottato con delibera dell'organo amministrativo, comunicato e formato, verificato periodicamente e aggiornato quando cambiano l'organizzazione, l'attività o il catalogo dei reati (art. 7 c. 4).

Che cosa contiene un modello

ComponenteContenutoNorma
Risk assessmentMappa delle attività a rischio reato per ciascuna famiglia di reati presupposto, con valutazione di probabilità e impatto; aggiornata a ogni cambiamentoArt. 6 c. 2 lett. a
Parte generaleStruttura dell'ente, sistema di deleghe e procure, principi di controllo (segregazione, tracciabilità, poteri di firma), codice eticoArt. 6 c. 2; art. 6 c. 3 (codici delle associazioni)
Parte specialeProtocolli per ogni area a rischio: appalti e rapporti con la PA, omaggi e sponsorizzazioni, assunzioni, consulenze, sicurezza sul lavoro, ambiente, fiscale, informatica, antiriciclaggioArt. 6 c. 2 lett. b; art. 30 D.Lgs. 81/2008 per la sicurezza
Gestione delle risorse finanziarieBudget, autorizzazioni, tracciabilità dei pagamenti, controlli sui flussi in entrata e uscitaArt. 6 c. 2 lett. c
Flussi informativiObblighi periodici e ad evento verso l'OdV: infortuni, ispezioni, contenziosi, anomalie, operazioni straordinarieArt. 6 c. 2 lett. d
Sistema disciplinareSanzioni per dipendenti, dirigenti, amministratori, collaboratori e fornitori che violano il modello, coordinate con il CCNL e l'art. 7 St. lav.Art. 6 c. 2 lett. e; art. 7 c. 4 lett. b
WhistleblowingCanale di segnalazione interna riservato, divieto di ritorsione, sanzioni per chi viola la riservatezza o segnala in malafedeArt. 6 c. 2-bis; D.Lgs. 24/2023
Organismo di vigilanzaNomina, requisiti, regolamento, budget, verbali, relazione periodica al consiglioArt. 6 c. 1 lett. b, c. 4 e 4-bis
Formazione e comunicazioneFormazione differenziata per ruolo, clausole 231 nei contratti con fornitori e partnerPrassi e linee guida Confindustria

L'organismo di vigilanza

L'OdV è il perno del sistema: deve avere «autonomi poteri di iniziativa e di controllo», cioè indipendenza dal management, professionalità nelle materie del modello (diritto penale, controlli, sicurezza), continuità d'azione e un budget proprio. Può essere monocratico o collegiale; nella prassi è un professionista esterno o un collegio di due esterni e un interno senza compiti operativi (per esempio il responsabile internal audit). Nelle società di capitali il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza o il comitato per il controllo sulla gestione possono svolgerne le funzioni (art. 6 c. 4-bis); negli enti di piccole dimensioni l'organo dirigente stesso (c. 4), soluzione debole nei processi perché elimina la terzietà. L'OdV non gestisce e non decide: verifica che i protocolli siano applicati, riceve i flussi e le segnalazioni, fa ispezioni, propone aggiornamenti, segnala le violazioni per le sanzioni disciplinari, riferisce almeno annualmente al consiglio. La sua inerzia, documentata dai verbali mancanti, è la causa più frequente del diniego dell'esimente. Con il D.Lgs. 24/2023 l'OdV è spesso indicato come gestore del canale di segnalazione interna, con gli obblighi di riscontro entro tre mesi (whistleblowing).

Le sanzioni e come si riducono

La sanzione pecuniaria è sempre applicata, per quote: il giudice fissa il numero (da 100 a 1.000) secondo la gravità del fatto, il grado di responsabilità dell'ente e l'attività riparatoria, e l'importo della quota (da 258,23 a 1.549,37 euro) secondo le condizioni economiche dell'ente (artt. 10-11); per alcuni illeciti il decreto fissa quote specifiche (per l'omicidio colposo da sicurezza 1.000 quote) e per gli abusi di mercato percentuali del fatturato. Le sanzioni interdittive (art. 9 c. 2: interdizione dall'esercizio dell'attività, sospensione o revoca di autorizzazioni e concessioni, divieto di contrattare con la PA, esclusione da agevolazioni e contributi, divieto di pubblicizzare) si applicano solo per i reati che le prevedono e in presenza di un profitto di rilevante entità con reato di apicali o carenze organizzative, o di reiterazione (art. 13), per una durata da tre mesi a due anni; possono essere disposte in via cautelare durante le indagini (art. 45) e sostituite da un commissario giudiziale se l'interruzione dell'attività danneggerebbe la collettività o l'occupazione (art. 15). Sempre la confisca del profitto, anche per equivalente (art. 19), e la possibile pubblicazione della sentenza. L'ente che, prima del dibattimento, risarcisce il danno ed elimina le conseguenze, adotta e attua un modello idoneo e mette a disposizione il profitto evita le interdittive (art. 17) e vede la pecuniaria ridotta da un terzo alla metà, o dalla metà ai due terzi se concorrono entrambe le condizioni (art. 12 c. 2-3); la sanzione è dimezzata anche quando l'autore ha agito nel prevalente interesse proprio o il danno è tenue (art. 12 c. 1). Il processo si svolge davanti al giudice del reato presupposto, con l'ente rappresentato dal legale rappresentante non imputato e assistito da un difensore; sono ammessi il patteggiamento e il rito abbreviato.

Il modello nelle PMI: costruirlo bene

  1. Decidere se serve: rischi reali (sicurezza, PA, ambiente, fiscale, informatica), richieste di clienti e bandi, rating di legalità, gruppo; per molte srl commerciali a basso rischio bastano procedure e deleghe senza modello formale.
  2. Analisi dei rischi con interviste ai responsabili e verifica dei processi: è la parte che i modelli «fotocopia» saltano e che i giudici guardano per prime.
  3. Protocolli proporzionati: pochi, applicabili, integrati con le procedure esistenti (qualità, sicurezza, privacy, antiriciclaggio), con responsabili e tracciabilità.
  4. Deleghe e procure coerenti: chi ha il potere ha la responsabilità; la delega di funzioni per la sicurezza ex art. 16 D.Lgs. 81/2008 va scritta.
  5. OdV credibile con budget, calendario di verifiche, flussi informativi e verbali; regolamento; sistema disciplinare comunicato e affisso.
  6. Formazione e diffusione: sessioni per ruolo, clausole 231 nei contratti, codice etico consegnato; tenere i registri.
  7. Aggiornamento a ogni novità del catalogo o dell'organizzazione, e dopo ogni violazione; almeno una revisione annuale.

Il modello 231 costa, nelle PMI, tra alcune migliaia e qualche decina di migliaia di euro più il compenso annuo dell'OdV, e non garantisce l'assoluzione; ma è l'unica difesa che il decreto riconosce all'ente e, nella pratica, riduce i reati perché costringe a guardare dove si generano. Le responsabilità individuali degli amministratori sono nella pagina sulla responsabilità dell'amministratore; il processo contro l'ente nella pagina sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Domande frequenti

La mia srl con 15 dipendenti è obbligata ad avere il modello 231?
No, nessuna legge lo impone; ma senza modello la società risponde dei reati presupposto commessi nel suo interesse da amministratori e dipendenti (per esempio un infortunio con lesioni gravi, una fattura falsa, una corruzione per un appalto) senza possibilità di esimente. Il modello serve se l'attività ha rischi concreti (cantieri, appalti pubblici, rapporti con la PA, ambiente, fiscale) o se lo chiedono clienti, bandi e banche; per le piccole imprese il decreto consente un modello proporzionato con l'OdV affidato all'organo dirigente.
Che cosa rischia concretamente la società?
Una sanzione pecuniaria in quote (da 100 a 1.000 quote di 258-1.549 euro: da circa 26.000 a 1,5 milioni di euro), la confisca del profitto del reato anche per equivalente, e nei casi gravi le sanzioni interdittive da 3 mesi a 2 anni (divieto di contrattare con la PA, revoca di licenze, interdizione dall'attività), applicabili anche come misura cautelare durante le indagini. Per gli infortuni mortali la sanzione è fissa a 1.000 quote.
Abbiamo il modello ma il reato è stato commesso lo stesso: siamo salvi?
Dipende da come il modello ha funzionato. Per i reati degli apicali la società deve provare che il modello era idoneo ed efficacemente attuato, che l'OdV ha vigilato e che l'autore lo ha eluso fraudolentemente; per i reati dei dipendenti basta il modello adottato e attuato. I giudici negano l'esimente ai modelli mai aggiornati, senza formazione, con OdV che non si è mai riunito o senza budget: il modello di carta non protegge.
Chi può fare l'organismo di vigilanza?
Un organismo interno o esterno con autonomia, indipendenza, professionalità e continuità d'azione: professionisti esterni (avvocati, commercialisti, esperti di sicurezza), anche in collegio con un interno non operativo; nelle società di capitali il collegio sindacale (art. 6 c. 4-bis); negli enti piccoli l'organo dirigente stesso (c. 4). Non l'amministratore delegato né chi gestisce le aree a rischio. L'OdV riceve i flussi informativi e le segnalazioni, verifica, propone aggiornamenti e riferisce al consiglio.
Il modello adottato dopo il reato serve a qualcosa?
Sì: se prima dell'apertura del dibattimento la società adotta e attua un modello idoneo, risarcisce il danno e mette a disposizione il profitto per la confisca, le sanzioni interdittive non si applicano (art. 17) e la pecuniaria è ridotta da un terzo alla metà, fino a due terzi con entrambe le condizioni (art. 12). È la strategia tipica dopo la contestazione.

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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