Vai al contenuto
avvocato.co Sei un avvocato? Iscriviti

GuidaLavoro e previdenza · Pensioni, INPS e INAIL

L'indebito INPS: quando si devono restituire le somme

Capita di ricevere una lettera dell'INPS che chiede di restituire somme pagate in più su una pensione, un'indennità di disoccupazione o un assegno sociale, a volte per anni. Non sempre si deve restituire: per le pensioni, se l'errore è dell'INPS e il pensionato era in buona fede, le somme restano a lui; per le prestazioni assistenziali la restituzione decorre di regola solo dal momento in cui l'INPS accerta che i requisiti sono venuti meno. Anche quando si deve pagare, la buona fede può dare diritto a una rateizzazione. Questa pagina spiega le regole e come contestare la richiesta.

Verificato il 24 settembre 2026Lettura: 3 min

In breve

  • Pensioni: niente restituzione se l'errore è dell'INPS, c'era un provvedimento comunicato e non c'è dolo.
  • Omessa comunicazione di redditi o fatti non noti all'INPS: si restituisce.
  • Prestazioni assistenziali: restituzione di regola solo dal provvedimento di revoca.
  • NASpI e altre prestazioni: si restituisce, ma con rateizzazione secondo buona fede.
  • Trattenute: massimo un quinto della pensione, salvo il minimo.

Le pensioni: la regola dell'irripetibilità

Art. 13, c. 1, L. 412/1991

«Le disposizioni di cui all'articolo 52, comma 2, della legge 9 marzo 1989, n. 88, si interpretano nel senso che la sanatoria ivi prevista opera in relazione alle somme corrisposte in base a formale, definitivo provvedimento del quale sia data espressa comunicazione all'interessato e che risulti viziato da errore di qualsiasi natura imputabile all'ente erogatore, salvo che l'indebita percezione sia dovuta a dolo dell'interessato. L'omessa od incompleta segnalazione da parte del pensionato di fatti incidenti sul diritto o sulla misura della pensione goduta, che non siano già conosciuti dall'ente competente, consente la ripetibilità delle somme indebitamente percepite.»

L'INPS può correggere la pensione in ogni momento, ma non recupera le rate già pagate per un proprio errore (art. 52 L. 88/1989), purché ricorrano tutte le condizioni indicate: provvedimento formale e definitivo, comunicazione all'interessato, errore dell'ente, assenza di dolo; se ne manca una sola, vale la regola generale della restituzione (Cass. 17281/2024, 16767/2024 e 10337/2023). Il dolo può consistere anche in una dichiarazione dei redditi non veritiera (Cass. 27358/2025). Per le prestazioni legate al reddito l'INPS verifica ogni anno i redditi dei pensionati e recupera l'eccedenza entro l'anno successivo (art. 13, c. 2); per la pensione di invalidità oltre i limiti di reddito la restituzione è prevista espressamente dalla legge (Cass. 3551/2024).

Assistenza, NASpI e buona fede

PrestazioneRegolaFonte
PensioniIrripetibili se errore dell'ente, provvedimento comunicato e nessun doloArt. 52 L. 88/1989; art. 13 L. 412/1991
Prestazioni assistenziali (assegno sociale, invalidità civile)Restituzione solo dal provvedimento che accerta il venir meno dei requisiti, salvo doloCass. 13223/2020
NASpI e prestazioni non pensionisticheSi restituisce, con gradualità e proporzioneArt. 2033 c.c.; Cass. 11659/2024
Indebiti regolati dall'art. 2033, se c'è buona fedeRateizzazione secondo le condizioni economiche; nei casi gravi inesigibilità temporanea o parzialeCorte cost. 8/2023

Chi ha ricevuto in buona fede deve gli interessi solo dal giorno della domanda di restituzione (art. 2033 c.c.). Secondo la Corte costituzionale la buona fede che regola ogni obbligazione (art. 1175 c.c.) impone al creditore, anche pubblico, di rateizzare la somma tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali di chi deve restituire e, nelle situazioni più gravi, può giustificare un'inesigibilità temporanea o parziale (Corte cost. 8/2023).

Come si recupera e come ci si difende

L'INPS può agire per la restituzione o recuperare le somme con trattenute sulla pensione, entro un quinto del trattamento e salvo il trattamento minimo (Cass. 26580/2024); per i crediti iscritti a ruolo si veda la pagina sugli avvisi di addebito. Contro la richiesta si può presentare ricorso amministrativo e poi agire davanti al giudice del lavoro (si veda il ricorso contro l'INPS); in giudizio chi ha ricevuto le somme deve provare i fatti che gli davano diritto alla prestazione (Cass. 4535/2024). Conviene anche verificare se il credito dell'INPS sia prescritto (si veda la pagina sulla prescrizione dei debiti).

  1. Leggere la lettera: prestazione, periodo, motivo dell'indebito.
  2. Verificare le quattro condizioni: provvedimento, comunicazione, errore dell'INPS, assenza di dolo.
  3. Raccogliere le comunicazioni dei redditi e dei fatti fatte all'INPS.
  4. Chiedere la rateizzazione se si deve pagare, documentando la situazione economica.
  5. Fare ricorso amministrativo e, se serve, giudiziario.

Domande frequenti

L'INPS mi ha pagato una pensione più alta per errore: devo restituire?
Non se ricorrono quattro condizioni: le somme sono state pagate in base a un provvedimento formale e definitivo, il provvedimento ti è stato comunicato, l'errore è dell'INPS e non c'è tuo dolo (art. 52 L. 88/1989 e art. 13 L. 412/1991; Cass. 17281/2024 e 10337/2023). Se manca anche una sola condizione, per esempio perché non hai comunicato redditi o fatti che l'INPS non conosceva, le somme vanno restituite; una falsa dichiarazione dei redditi può integrare il dolo (Cass. 27358/2025).
Mi chiedono indietro l'assegno sociale per redditi superiori: da quando?
Per le prestazioni assistenziali la Cassazione applica una regola di favore: se l'erogazione indebita non è addebitabile al percettore e c'era affidamento, la restituzione decorre solo dal provvedimento che accerta il venir meno dei requisiti, salvo il dolo, che non si configura per la sola mancata comunicazione di redditi che l'INPS conosce o deve conoscere (Cass. 13223/2020).
Devo restituire la NASpI percepita in più?
Sì, di regola: la NASpI è una prestazione previdenziale non pensionistica e il suo indebito segue la regola generale dell'art. 2033 c.c. (Cass. 11659/2024). La Corte costituzionale ha però chiarito che la buona fede impone al creditore di rateizzare la restituzione tenendo conto delle condizioni economiche di chi deve pagare e, nei casi più gravi, può giustificare un'inesigibilità temporanea o parziale (Corte cost. 8/2023). Gli interessi, se eri in buona fede, decorrono solo dalla domanda di restituzione.
L'INPS può trattenere le somme dalla pensione?
Sì, può recuperare l'indebito anche con trattenute sulla pensione, ma entro un quinto del trattamento e facendo salvo il trattamento minimo (Cass. 26580/2024). Contro la richiesta si può presentare ricorso amministrativo e poi agire davanti al giudice del lavoro; nel giudizio spetta a chi ha ricevuto le somme provare il diritto alla prestazione contestata (Cass. 4535/2024).

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

Da leggere insieme