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GuidaFamiglia e minori · Matrimonio, unioni civili e convivenze

Sposare un cittadino straniero: documenti, matrimonio di comodo, permesso di soggiorno

Per sposare in Italia un cittadino straniero servono alcuni documenti in più, primo fra tutti il nulla osta rilasciato dal suo Paese; il permesso di soggiorno invece non è richiesto, perché la Corte costituzionale ha eliminato quel requisito. Dopo il matrimonio con un cittadino italiano, il coniuge straniero ottiene un titolo di soggiorno per famiglia e, dopo due anni di residenza, può chiedere la cittadinanza. Ma la convivenza deve essere effettiva: un matrimonio celebrato solo per ottenere i documenti porta alla revoca del permesso. Questa pagina spiega documenti, permessi, controlli e cittadinanza.

Verificato il 24 settembre 2026Lettura: 4 min

In breve

  • Documenti: nulla osta del Paese dello straniero; il permesso di soggiorno non serve per sposarsi.
  • Coniuge di italiano: permesso per motivi di famiglia di cinque anni, o carta di soggiorno se l'italiano ha esercitato la libera circolazione.
  • Convivenza effettiva: senza, il permesso viene revocato, salvo figli.
  • Matrimonio di comodo: rigetto o revoca del permesso.
  • Cittadinanza: dopo due anni di residenza in Italia dal matrimonio, uno con figli.

I documenti per sposarsi in Italia

Art. 116, c. 1, c.c.

«Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nel Regno deve presentare all'ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell'autorità competente del proprio paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano.»

La seconda parte della norma non si applica più: la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il requisito della regolarità del soggiorno, perché limitava in modo sproporzionato il diritto di sposarsi (sentenza 245/2011). Resta il nulla osta, rilasciato dall'autorità del Paese dello straniero, di regola il consolato in Italia, che attesta l'assenza di impedimenti secondo la sua legge. Anche lo straniero è soggetto agli impedimenti del codice civile, come il precedente matrimonio non sciolto o la parentela, e se ha domicilio o residenza in Italia deve fare le pubblicazioni. Su requisiti, pubblicazioni e celebrazione si veda la pagina sul matrimonio.

Il matrimonio per procura è un'eccezione: è ammesso, oltre che per i militari in tempo di guerra, solo se uno degli sposi risiede all'estero e ci sono gravi motivi valutati dal tribunale del luogo di residenza dell'altro; la procura va fatta per atto pubblico, indica la persona da sposare e perde efficacia dopo centottanta giorni (art. 111 c.c.).

Il titolo di soggiorno dopo il matrimonio

SituazioneTitoloNorma
Coniuge straniero di cittadino italiano che non ha mai esercitato la libera circolazione nell'UEPermesso per motivi di famiglia, cinque anni, rinnovabile e convertibile in lavoro, senza contributoArt. 23, c. 1-bis, D.Lgs. 30/2007
Coniuge di cittadino italiano che ha esercitato la libera circolazione, o di cittadino di altro Stato UECarta di soggiorno di familiare di cittadino dell'Unione, cinque anniArtt. 10 e 23, c. 1, D.Lgs. 30/2007
Straniero regolarmente soggiornante da almeno un anno che si sposa in Italia con un italiano, un cittadino UE o uno straniero regolarePermesso per motivi familiariArt. 30, c. 1, lett. b, TUI
Straniero senza permesso che convive con il coniuge italianoNon espellibile; permesso per motivi familiariArt. 19, c. 2, lett. c, TUI; art. 28 DPR 394/1999

La distinzione tra cittadino italiano «statico» e cittadino che ha vissuto in un altro Stato dell'Unione conta: solo nel secondo caso si applicano per intero le regole europee sulla libera circolazione, più favorevoli; per gli altri la legge prevede ora un permesso di famiglia quinquennale. Per chi si è sposato all'estero e vive fuori dall'Italia, l'ingresso del coniuge passa per il visto per ricongiungimento o per familiare al seguito; sulla trascrizione di matrimoni e divorzi esteri si veda la pagina sul divorzio all'estero.

Matrimonio di comodo: controlli e conseguenze

Il permesso ottenuto con il matrimonio è revocato subito se risulta che al matrimonio non è seguita l'effettiva convivenza, salvo che dal matrimonio siano nati figli; e se è accertato che il matrimonio è stato celebrato al solo scopo di permettere allo straniero di soggiornare in Italia, la domanda di permesso viene rigettata e il permesso revocato (art. 30, c. 1-bis, TUI). Le questure verificano la convivenza, anche con controlli all'abitazione; conviene quindi che la residenza sia comune e documentata. Sul piano civile, il matrimonio simulato può essere impugnato da ciascuno dei coniugi entro un anno dalla celebrazione, purché dopo non ci sia stata convivenza (art. 123 c.c.; si veda la pagina sulla nullità del matrimonio).

La cittadinanza per matrimonio

Il coniuge straniero di un cittadino italiano può chiedere la cittadinanza dopo due anni di residenza legale in Italia successivi al matrimonio, oppure dopo tre anni dal matrimonio se la coppia risiede all'estero; i termini sono dimezzati se ci sono figli nati o adottati dai coniugi. Al momento del decreto il matrimonio deve essere ancora in piedi, senza separazione (art. 5 L. 91/1992). La domanda è preclusa da condanne per delitti contro la personalità dello Stato, per delitti non colposi puniti con almeno tre anni nel massimo o, all'estero, a più di un anno per reati non politici, e da comprovati motivi di sicurezza (art. 6), e richiede la conoscenza dell'italiano almeno di livello B1 (art. 9.1).

  1. Chiedere il nulla osta al consolato del Paese del partner, con traduzione e legalizzazione se richieste.
  2. Fare le pubblicazioni in Comune, se previste.
  3. Dopo il matrimonio, fissare la residenza comune e chiedere il titolo di soggiorno in questura.
  4. Conservare la prova della convivenza: residenza, utenze, contratti.
  5. Preparare la domanda di cittadinanza con il certificato di lingua B1.

Domande frequenti

Il mio compagno straniero non ha il permesso di soggiorno: possiamo sposarci?
Sì. L'art. 116 c.c. chiedeva allo straniero anche un documento sulla regolarità del soggiorno, ma la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo questo requisito (sentenza 245/2011). Resta necessario il nulla osta dell'autorità del suo Paese, che attesta che secondo la sua legge non ci sono impedimenti, e si applicano anche a lui gli impedimenti del codice civile, come il vincolo di un precedente matrimonio.
Dopo il matrimonio con un cittadino italiano, che documento ottiene il coniuge straniero?
Se il coniuge italiano non ha mai esercitato la libera circolazione in un altro Stato dell'Unione, il coniuge straniero riceve un permesso di soggiorno per motivi di famiglia valido cinque anni, rinnovabile e convertibile in permesso per lavoro, senza pagare il contributo (art. 23, c. 1-bis, D.Lgs. 30/2007). Se invece il cittadino italiano ha esercitato la libera circolazione, si applicano le regole più favorevoli per i familiari dei cittadini dell'Unione, con la carta di soggiorno di cinque anni (artt. 10 e 23, c. 1). Lo straniero che convive con il coniuge italiano non può essere espulso (art. 19, c. 2, lett. c, TUI).
La questura può controllare se viviamo davvero insieme?
Sì. Il permesso ottenuto con il matrimonio viene revocato se risulta che al matrimonio non è seguita l'effettiva convivenza, salvo che siano nati figli; e se il matrimonio ha avuto il solo scopo di permettere il soggiorno, la domanda di permesso è rigettata e il permesso revocato (art. 30, c. 1-bis, TUI). Per questo le questure possono verificare la convivenza, anche con controlli all'abitazione. Il matrimonio simulato può anche essere impugnato da ciascuno dei coniugi entro un anno, se dopo la celebrazione non c'è stata convivenza (art. 123 c.c.).
Dopo quanto tempo il coniuge straniero può diventare cittadino italiano?
Può chiederlo dopo due anni di residenza legale in Italia successivi al matrimonio, o dopo tre anni dal matrimonio se la coppia vive all'estero; i termini si dimezzano se ci sono figli nati o adottati dai coniugi (art. 5 L. 91/1992). Al momento del decreto il matrimonio non deve essere sciolto né deve esserci separazione. La domanda richiede la conoscenza dell'italiano almeno di livello B1 (art. 9.1) ed è preclusa da alcune condanne penali e da motivi di sicurezza (art. 6).

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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