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IstitutoDiritto amministrativo · Espropri e beni pubblici

La retrocessione: riavere il bene espropriato e non usato

L'esproprio si giustifica solo con l'opera pubblica per cui è stato disposto. Se dopo dieci anni dall'esecuzione del decreto l'opera non è stata realizzata né cominciata, l'espropriato può chiedere indietro il bene: è la retrocessione totale. Se l'opera è stata fatta ma una parte del terreno non è servita, può chiederne la restituzione con la retrocessione parziale, che però dipende da una valutazione dell'amministrazione. In entrambi i casi il bene torna pagando un corrispettivo calcolato al valore del momento, e il Comune ha un diritto di prelazione. Questa pagina spiega presupposti, procedura, prezzo e giudice.

Verificato il 24 settembre 2026Lettura: 4 min

In breve

  • Retrocessione totale: se l'opera non è realizzata né cominciata entro dieci anni dall'esecuzione del decreto di esproprio.
  • Retrocessione parziale: per le parti del bene non utilizzate, quando l'opera è stata fatta; decide l'amministrazione.
  • Prezzo: concordato o stimato con i criteri dell'indennità, al valore del momento.
  • Prelazione del Comune sulle aree retrocesse.
  • Giudice: TAR per la parziale; per la totale la giurisdizione è discussa.

Retrocessione totale e parziale

Art. 46, c. 1, DPR 327/2001

«Se l'opera pubblica o di pubblica utilità non è stata realizzata o cominciata entro il termine di dieci anni, decorrente dalla data in cui è stato eseguito il decreto di esproprio, ovvero se risulta anche in epoca anteriore l'impossibilità della sua esecuzione, l'espropriato può chiedere che sia accertata la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità e che siano disposti la restituzione del bene espropriato e il pagamento di una somma a titolo di indennità.»

Retrocessione totaleRetrocessione parziale
QuandoOpera non realizzata né cominciata in dieci anni, o impossibileOpera realizzata, ma parte del bene non utilizzata
Chi decidePresupposto oggettivo: basta il decorso del termineL'amministrazione, che individua i beni non necessari
Che cosa si ottieneDecadenza della pubblica utilità e restituzione dell'intero beneRestituzione della sola parte non utilizzata
NormaArt. 46Art. 47

Per la retrocessione totale conta l'inizio dei lavori, non il loro completamento: se l'opera è stata cominciata nei dieci anni, la retrocessione totale non spetta (Cons. St. 122/2015). L'opera va individuata secondo la dichiarazione di pubblica utilità, e chi chiede la retrocessione deve provarne i presupposti (Cass. 10461/2014). L'amministrazione, dal canto suo, non può restituire il bene di sua iniziativa revocando il decreto: la restituzione passa sempre per la domanda dell'espropriato (Cass. 14905/2009). La retrocessione parziale è invece discrezionale, e vale anche per le aree acquisite con la cessione volontaria, che nel procedimento espropriativo equivale al decreto (Cons. St. 2857/2018).

Alle procedure in cui la dichiarazione di pubblica utilità è anteriore al 30 giugno 2003, data di entrata in vigore del testo unico, continuano ad applicarsi le norme precedenti, come l'art. 63 della legge del 1865 sulle espropriazioni (art. 57).

La procedura e il prezzo

Nella retrocessione parziale il beneficiario dell'esproprio indica con raccomandata, al proprietario e al Comune, i beni che non servono all'opera e possono essere ritrasferiti, con il relativo corrispettivo; entro i tre mesi successivi l'espropriato invia copia della sua istanza originaria all'autorità che ha emesso il decreto e paga la somma nei trenta giorni successivi (art. 47, c. 1-2). Se l'indicazione non arriva, l'espropriato può chiedere all'autorità espropriante di individuare la parte del bene che non serve più (c. 3), e contro l'inerzia agire con l'azione contro il silenzio.

  • Il corrispettivo si concorda con l'amministrazione; in mancanza lo determinano l'ufficio tecnico erariale o la commissione provinciale, con i criteri dell'indennità di esproprio e con riferimento al momento del ritrasferimento (art. 48, c. 1). Può quindi superare l'indennità ricevuta a suo tempo.
  • Contro la stima si propone opposizione alla corte d'appello del distretto in cui si trova il bene (c. 2), come per l'indennità di esproprio.
  • Il Comune può esercitare la prelazione sulle aree non utilizzate entro 180 giorni dalla notifica dell'accordo, o entro 60 dalla notifica dell'atto che determina il corrispettivo (c. 3).

Davanti a quale giudice

La retrocessione parziale riguarda un interesse legittimo, perché dipende dalla valutazione dell'amministrazione su quali beni non servono più: la tutela è davanti al TAR. Per la retrocessione totale il quadro è meno netto. Tradizionalmente è stata considerata un diritto dell'espropriato da far valere davanti al giudice ordinario (Cass. SU 1520/2014); con la sentenza 1092/2017 le Sezioni unite l'hanno invece ricondotta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di espropriazioni (art. 133, c. 1, lett. g, c.p.a.), seguite da una parte dei TAR, mentre altre pronunce sono rimaste all'orientamento precedente. Prima di agire conviene quindi valutare con attenzione la scelta del giudice; sul riparto in generale si veda la pagina TAR o giudice ordinario.

  1. Recuperare gli atti: dichiarazione di pubblica utilità, decreto di esproprio e data di esecuzione, anche con l'accesso agli atti.
  2. Verificare lo stato dei lavori e documentarlo, con fotografie e rilievi.
  3. Presentare l'istanza all'autorità espropriante e al beneficiario.
  4. Valutare il corrispettivo con un tecnico di fiducia.
  5. Agire nei termini davanti al giudice individuato, e contro la stima in corte d'appello.

Domande frequenti

Mi hanno espropriato un terreno dodici anni fa e non hanno mai costruito nulla: posso riaverlo?
Sì, se l'opera non è stata realizzata né cominciata entro dieci anni dall'esecuzione del decreto di esproprio: si chiede di accertare la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità, la restituzione del bene e la determinazione della somma da pagare (art. 46 DPR 327/2001). La domanda è possibile anche prima, se risulta che l'opera non potrà essere eseguita. Attenzione però: basta l'inizio dei lavori, anche se non completati, a escludere la retrocessione totale (Cons. St. 122/2015).
Quanto devo pagare per riavere il bene?
La somma concordata con l'amministrazione o, in mancanza di accordo, quella determinata dall'ufficio tecnico erariale o dalla commissione provinciale con gli stessi criteri dell'indennità di esproprio, ma riferiti al momento del ritrasferimento (art. 48 DPR 327/2001). Può quindi essere diversa, anche più alta, dell'indennità a suo tempo ricevuta. Contro la stima si propone opposizione alla corte d'appello del distretto in cui si trova il bene.
L'opera è stata costruita, ma metà del terreno è rimasta inutilizzata: che cosa posso fare?
Si può chiedere la retrocessione parziale della parte non utilizzata (art. 47 DPR 327/2001). Il beneficiario dell'esproprio indica con raccomandata i beni che non servono e il prezzo; l'espropriato, entro tre mesi, trasmette la sua istanza all'autorità che ha emesso il decreto e paga nei trenta giorni successivi. Se l'amministrazione non indica nulla, si può chiedere all'autorità espropriante di individuare la parte non più necessaria e, se resta inerte, agire contro il silenzio davanti al TAR. La decisione è discrezionale, e il Comune può esercitare la prelazione sulle aree.
Davanti a quale giudice si chiede la retrocessione?
Per la retrocessione parziale, che dipende da una valutazione discrezionale dell'amministrazione, davanti al TAR. Per la retrocessione totale la questione è discussa: per lungo tempo è stata considerata un diritto da far valere davanti al giudice ordinario (Cass. SU 1520/2014), ma le Sezioni unite l'hanno poi attribuita alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (Cass. SU 1092/2017), e l'orientamento non è uniforme. Conviene valutare la scelta con attenzione. La stima del corrispettivo si contesta comunque davanti alla corte d'appello.

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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