In breve
- Chi: la persona offesa dal reato; per i minori di quattordici anni e gli interdetti, il genitore o il tutore; per le persone giuridiche, il legale rappresentante.
- Quando: entro tre mesi dalla notizia del fatto; sei mesi per stalking e revenge porn; dodici mesi per i reati sessuali.
- Dove e come: polizia, carabinieri, Procura, consolato all'estero; per iscritto o oralmente; anche per raccomandata con firma autenticata o tramite procuratore speciale; per alcuni reati online.
- Remissione: estingue il reato se accettata; spese a carico del querelato; irrevocabile in alcuni casi; il mancato presentarsi in udienza come testimone vale come remissione tacita.
Reati a querela e reati d'ufficio
Il codice distingue i reati perseguibili d'ufficio, per i quali il pubblico ministero procede appena ha notizia del fatto, da chiunque provenga, e i reati perseguibili a querela, per i quali serve la volontà della persona offesa. La scelta riflette la natura dell'offesa: sono a querela i reati che toccano interessi individuali (l'onore, il patrimonio di modesta entità, la libertà personale nelle forme meno gravi) e per i quali la legge lascia alla vittima la decisione se attivare la giustizia penale. La riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022) ha allargato molto quest'area: dal 30 dicembre 2022 sono a querela, tra gli altri, il furto anche aggravato, le lesioni lievi anche con alcune aggravanti, la minaccia grave, la violenza privata, la truffa, l'appropriazione indebita, il danneggiamento, la violazione di domicilio, il sequestro di persona semplice. La stessa riforma ha introdotto regole nuove sulla remissione tacita e sulle spese.
Chi può presentarla
«Ogni persona offesa da un reato per cui non debba procedersi d'ufficio o dietro richiesta o istanza ha diritto di querela. Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a cagione d'infermità di mente, il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore. I minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati possono esercitare il diritto di querela, e possono altresì, in loro vece, esercitarlo il genitore ovvero il tutore o il curatore, nonostante ogni contraria dichiarazione di volontà, espressa o tacita, del minore o dell'inabilitato».
La persona offesa è il titolare del bene giuridico protetto dalla norma: il derubato, il diffamato, il minacciato. Non coincide sempre con il danneggiato (l'assicurazione che ha pagato non è persona offesa) e in alcuni casi la legge estende il diritto ai prossimi congiunti, per esempio per le offese alla memoria di un defunto. La querela può essere presentata personalmente o a mezzo di un procuratore speciale, di regola l'avvocato munito di procura; se la persona offesa è una società o un ente, la presenta il legale rappresentante, che deve indicare la fonte dei suoi poteri (art. 337, comma 3, c.p.p.). Se più persone sono offese dallo stesso reato, basta la querela di una di esse; se il reato è stato commesso da più persone, la querela contro una si estende a tutte (art. 123 c.p.).
Il termine: tre mesi, con eccezioni
Il termine ordinario è di tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato (art. 124 c.p.): non dal giorno del fatto, ma da quando la vittima ne ha avuto conoscenza, il che per la truffa o per l'appropriazione indebita può essere molto dopo. Il termine è a pena di decadenza, non si sospende per le ferie e non ammette rimessione in termini, salvo l'errore incolpevole sulla procedibilità. Sono più lunghi i termini per lo stalking e per il revenge porn (sei mesi) e per i reati sessuali (dodici mesi, e la querela è irrevocabile). Chi lascia decorrere il termine rinuncia di fatto alla querela; la rinuncia può essere anche espressa o tacita, cioè risultare da fatti incompatibili con la volontà di querelarsi (per esempio una transazione con il responsabile), e si estende a tutti i concorrenti nel reato.
Dove e come si presenta
La querela è la dichiarazione con cui la persona offesa «manifesta la volontà che si proceda» per un fatto previsto come reato (art. 336 c.p.p.). Si presenta al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria (commissariato, stazione dei carabinieri, Procura), oppure a un agente consolare all'estero; può essere scritta o orale, e in questo caso viene verbalizzata e sottoscritta. Con firma autenticata (da un notaio o dal difensore) può anche essere consegnata da un incaricato o spedita per raccomandata. Per alcuni reati, tra cui i furti e le truffe, la Polizia di Stato consente la presentazione online tramite il proprio portale, con identità digitale. L'ufficio che la riceve attesta data e luogo, identifica il querelante e trasmette gli atti al pubblico ministero. Non servono formule: basta che dalla dichiarazione risulti la volontà di punizione; conviene però descrivere i fatti con precisione, allegare i documenti (referti, screenshot, ricevute), indicare i testimoni e chiedere espressamente di essere informati dello stato del procedimento e di eventuali richieste di archiviazione, così da poter proporre opposizione. Chi presenta querela per un fatto che sa non essere avvenuto risponde di calunnia.
La remissione: ritirare la querela e i suoi effetti
«Nei reati punibili a querela della persona offesa, la remissione estingue il reato. La remissione è processuale o estraprocessuale. La remissione estraprocessuale è espressa o tacita. Vi è remissione tacita, quando il querelante ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela».
La remissione è il ritiro della querela: se il querelato la accetta (può rifiutarla, per esempio per ottenere un'assoluzione piena), il reato si estingue, in qualsiasi momento prima della condanna definitiva. Si può fare davanti al giudice (processuale) o fuori dal processo, con dichiarazione ricevuta dall'autorità o da un ufficiale di polizia giudiziaria (art. 340 c.p.p.), e non può essere sottoposta a termini o condizioni; nell'atto si può rinunciare al risarcimento, il che è la ragione per cui le remissioni seguono di solito un accordo economico. Dal 2022 le spese del procedimento sono a carico del querelato, salvo diverso accordo nell'atto di remissione. La riforma Cartabia ha introdotto due ipotesi di remissione tacita: il querelante che, senza giustificato motivo, non compare all'udienza in cui è citato come testimone, e il querelante che ha partecipato a un programma di giustizia riparativa concluso con esito riparativo. La prima regola non si applica alle persone incapaci o vulnerabili e a chi ha querelato nell'interesse di un minore. Per lo stalking la remissione può essere solo processuale ed è esclusa nei casi più gravi; per i reati sessuali la querela è irrevocabile.
Dopo la querela
La querela è iscritta nel registro delle notizie di reato e apre le indagini preliminari. La persona offesa non è parte del procedimento, ma ha diritti precisi: può nominare un difensore, presentare memorie e indicare prove (art. 90 c.p.p.), chiedere dopo sei mesi di essere informata sullo stato del procedimento (art. 335, comma 3-ter), ricevere l'avviso della richiesta di archiviazione e opporsi, e nel processo costituirsi parte civile per il risarcimento. Per molti reati a querela esiste anche la possibilità, per l'imputato, di estinguere il reato risarcendo integralmente il danno prima del dibattimento (art. 162-ter c.p.), anche senza il consenso della vittima: è una ragione in più per valutare fin dall'inizio, con un avvocato, che cosa si vuole davvero ottenere.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra denuncia e querela?
La denuncia è la semplice comunicazione di un reato all'autorità: serve per i reati procedibili d'ufficio e può presentarla chiunque, anche chi non è vittima. La querela è la dichiarazione della persona offesa di volere che si proceda, necessaria per i reati «a querela»; senza di essa, per quei reati, il procedimento non può iniziare. Un unico atto può contenere entrambe (la «denuncia-querela»).
Quanto tempo ho per presentare la querela?
Tre mesi dal giorno in cui si è avuta notizia del fatto (art. 124 c.p.). Fanno eccezione lo stalking e il revenge porn (sei mesi) e i reati sessuali (dodici mesi). Il termine non si sospende e la querela tardiva rende il reato improcedibile.
Posso ritirare la querela?
Sì, con la remissione, che deve essere accettata dal querelato e può intervenire fino alla condanna definitiva; per lo stalking solo davanti al giudice. La remissione estingue il reato e, salvo diverso accordo, mette le spese del procedimento a carico del querelato. Non si può rimettere la querela a condizione o a termine, ma nell'atto si può rinunciare al risarcimento.
Quanto costa presentare una querela?
Nulla: si presenta gratuitamente alla polizia, ai carabinieri o in Procura, e non serve un avvocato, anche se l'assistenza di un difensore aiuta a formularla in modo completo e a scegliere il reato giusto. Chi presenta una querela sapendo che il fatto è falso risponde di calunnia.
Fonti normative
- Artt. 120-126 c.p. — Diritto di querela, termine, rinuncia
- Art. 152 c.p. — Remissione della querela
- Artt. 336-340 c.p.p. — Querela: forma, formalità, rinuncia, remissione
- Art. 335, comma 3-ter, c.p.p. — Informazione sullo stato del procedimento
I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.
Da leggere insieme
- Reati contro il patrimonioIl furto (art. 624 c.p.)Pena da 6 mesi a 3 anni, querela entro 3 mesi salvo aggravanti, le circostanze dell'art. 625, prescrizione, riti alternativi.
- Reati contro la personaLe lesioni personali (art. 582 c.p.)Lievi (6 mesi-3 anni, a querela), gravi (3-7 anni) e gravissime (6-12 anni), le aggravanti dell'art. 585, il risarcimento.
- Reati contro la personaLa minaccia (art. 612 c.p.)Semplice (multa, a querela) e grave (fino a un anno), i modi dell'art. 339, procedibilità, minacce via chat, differenze con stalking ed estorsione.