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GuidaDiritto penale · Reati contro la pubblica amministrazione

La concussione

Il funzionario che minaccia di bloccare una pratica se non riceve denaro, il controllore che prospetta sanzioni inesistenti per ottenere un regalo: quando un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio usa il proprio potere per costringere qualcuno a pagare, commette concussione, uno dei reati più gravi contro la pubblica amministrazione. Dal 2012 la legge distingue la costrizione, in cui il privato è vittima, dall'induzione, in cui il privato cerca anche un proprio vantaggio e viene punito. Questa pagina spiega la differenza, le pene, le conseguenze accessorie e la posizione di chi ha pagato.

Verificato il 24 settembre 2026Lettura: 3 min

In breve

  • Il reato: il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che, abusando del ruolo, costringe a dare o promettere.
  • Pena: reclusione da 6 a 12 anni; chi è costretto a pagare è vittima.
  • Induzione indebita: pressione più blanda, privato in cerca di un vantaggio, punito anche lui.
  • Conseguenze: confisca obbligatoria, interdizione dai pubblici uffici e dai contratti con la PA.
  • Riparazione pecuniaria: dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale nel 2026.

Concussione o induzione indebita

Art. 317 c.p.

«Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da sei a dodici anni.»

ElementoConcussione (art. 317)Induzione indebita (art. 319-quater)
CondottaCostrizione: violenza o minaccia, anche implicita, di un danno ingiustoPersuasione, suggestione, inganno
Il privatoVittima, senza vantaggi indebitiCerca un vantaggio indebito
Pena del pubblico agenteReclusione da 6 a 12 anniReclusione da 6 anni a 10 anni e 6 mesi
Pena del privatoNon punibileReclusione fino a 3 anni (fino a 4 in alcuni casi)

Per la Cassazione la concussione è un abuso costrittivo, che pone la vittima davanti all'alternativa tra subire un danno ingiusto ed evitarlo pagando; l'induzione è una pressione più sottile, che lascia al privato un margine di scelta e un proprio interesse (Cass. 27090/2024 e 11138/2023). La costrizione deve essere un'intimidazione oggettivamente idonea a coartare la volontà (Cass. 15641/2023), e l'abuso può riguardare anche solo la qualità, cioè la posizione di preminenza del funzionario (Cass. 46089/2023). Quando il rapporto si trasforma in uno scambio stabile, il fatto può diventare corruzione (Cass. 13616/2025).

Conseguenze e posizione della vittima

La condanna comporta l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'incapacità perpetua di contrattare con la pubblica amministrazione, che diventano temporanee, da cinque a sette anni, se la pena non supera i due anni o se il fatto è di particolare tenuità (art. 317-bis; si veda la pagina sulle pene accessorie); la confisca del prezzo o del profitto, anche per equivalente, è obbligatoria anche con il patteggiamento (art. 322-ter). Per i fatti di particolare tenuità la pena è diminuita (art. 323-bis). La riparazione pecuniaria a favore dell'amministrazione (art. 322-quater) e la regola che vi subordinava la sospensione condizionale (art. 165, c. 4) sono state dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale con la sentenza 108/2026. Chi ha subito la richiesta non rischia nulla denunciando e può chiedere il risarcimento costituendosi parte civile; risponde invece, come concorrente, anche l'estraneo che aiuta il pubblico ufficiale a costringere la vittima (Cass. 17918/2023).

  1. Annotare subito richieste, date, luoghi e testimoni.
  2. Conservare messaggi e documenti della pratica.
  3. Non pagare, se possibile, e rivolgersi a un avvocato.
  4. Presentare denuncia alla Procura o alle forze dell'ordine.
  5. Costituirsi parte civile nel processo.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra concussione e induzione indebita?
Nella concussione il pubblico agente costringe la vittima con una violenza o una minaccia, anche implicita, di un danno ingiusto, lasciandole solo la scelta tra subire il danno o pagare, senza alcun vantaggio indebito per lei. Nell'induzione indebita la pressione è più blanda, fatta di persuasione, suggestione o inganno, e il privato asseconda la richiesta anche per ottenere un proprio vantaggio indebito (Cass. 27090/2024 e 11138/2023). Per questo nell'induzione è punito anche il privato (art. 319-quater, c. 2, c.p.).
Chi ha pagato rischia di essere punito?
Nella concussione no: chi è costretto a pagare è la vittima del reato. Nell'induzione indebita, invece, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni, o fino a quattro se il fatto offende gli interessi finanziari dell'Unione europea con danno o profitto superiori a 100.000 euro (art. 319-quater c.p.). Quando tra privato e funzionario si instaura un rapporto di scambio, il fatto può diventare corruzione (Cass. 13616/2025).
Quali sono le pene e le altre conseguenze?
La concussione è punita con la reclusione da sei a dodici anni (art. 317 c.p.). La condanna comporta l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'incapacità perpetua di contrattare con la pubblica amministrazione, temporanee da cinque a sette anni se la pena non supera due anni o se il fatto è di particolare tenuità (art. 317-bis), e la confisca obbligatoria del prezzo o del profitto, anche per equivalente e anche con il patteggiamento (art. 322-ter). La riparazione pecuniaria dell'art. 322-quater è stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale con la sentenza 108/2026.
Può rispondere di concussione anche chi non è pubblico ufficiale?
Sì, come concorrente: il privato che, d'accordo con il pubblico ufficiale, contribuisce a creare nella vittima lo stato di costrizione risponde del reato, purché la vittima sappia che l'utilità è voluta dal pubblico ufficiale (Cass. 17918/2023).

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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