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GuidaDiritto civile · Successioni ed eredità

Diseredare un figlio: si può? Indegnità e diseredazione

In Italia non si può togliere la legittima a un figlio, al coniuge o ai genitori solo perché ci si è offesi o si è rotto ogni rapporto: la loro quota è riservata dalla legge. Il testamento può però escludere dalla successione chi non è legittimario, come un fratello o un nipote, anche con una clausola puramente negativa, e la legge prevede casi in cui l'erede perde ogni diritto perché indegno: chi ha ucciso o tentato di uccidere il defunto o i suoi familiari, chi lo ha calunniato, chi ha manipolato o fatto sparire il testamento, il genitore decaduto dalla responsabilità genitoriale. Questa pagina spiega che cosa si può fare con un testamento, quando scatta l'indegnità, come si fa valere e come si perdona.

Verificato il 23 settembre 2026Lettura: 5 min

In breve

  • Legittimari (coniuge, figli, in loro mancanza genitori): non si possono privare della legittima con il testamento.
  • Diseredazione: valida per chi non è legittimario, anche con una clausola solo negativa (Cass. 8352/2012).
  • Indegnità: omicidio o tentato omicidio, calunnia, manipolazione o distruzione del testamento, genitore decaduto; va dichiarata dal giudice.
  • Sospensione: il coniuge o il figlio indagato per l'omicidio del familiare resta sospeso dalla successione.
  • Perdono: la persona può riabilitare l'indegno con atto pubblico o testamento.

La diseredazione e il limite della legittima

Il testamento può fare più che attribuire beni: può anche escludere dalla successione un parente che altrimenti erediterebbe per legge. La Cassazione ha ritenuto valida la clausola con cui il testatore manifesta la volontà di escludere alcuni successibili, anche se non contiene attribuzioni ad altri, perché il potere di disporre dell'art. 587 comprende anche la volontà di togliere (Cass. 8352/2012). Il limite è la legittima: al coniuge, ai figli e, in mancanza di figli, ai genitori la legge riserva una quota del patrimonio (artt. 536-537), sulla quale il testatore non può imporre pesi o condizioni (art. 549). Un figlio escluso con il testamento conserva quindi il diritto alla sua quota e può recuperarla con l'azione di riduzione contro gli eredi e i donatari, come spiegato nella pagina sull'azione di riduzione; il testatore può invece destinare liberamente la quota disponibile. La legge prevede due eccezioni rilevanti: il figlio può escludere dalla propria successione il genitore dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale (art. 448-bis), e il coniuge separato con addebito conserva solo un assegno vitalizio, se al momento della morte riceveva gli alimenti (art. 548).

I casi di indegnità

Art. 463 c.c. (sintesi dei numeri 1-6)

È escluso dalla successione come indegno: chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, un discendente o un ascendente della medesima, salvo le cause di non punibilità; chi ha commesso in danno di tali persone un fatto a cui la legge applica le norme sull'omicidio; chi le ha denunciate per un reato punito con almeno tre anni se la denuncia è stata dichiarata calunniosa in sede penale, o ha testimoniato il falso contro di loro; il genitore decaduto dalla responsabilità genitoriale e non reintegrato; chi ha indotto con dolo o violenza a fare, revocare o mutare il testamento, o lo ha impedito; chi ha soppresso, celato o alterato il testamento; chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso.

L'indegnità opera per legge, ma non è uno status automatico: deve essere dichiarata con sentenza, su domanda di chi vi ha interesse, e il giudice non può rilevarla d'ufficio (Cass. 5411/2019 e 5402/2009). La Cassazione ne interpreta i casi in modo rigoroso: la captazione richiede l'uso di mezzi fraudolenti capaci di ingannare il testatore e orientarne la volontà (Cass. 26258/2008); l'abbandono di persona incapace, anche seguito dalla morte, non rientra di per sé tra i fatti equiparati all'omicidio (Cass. 13266/2022); chi ha formato o usato un testamento falso sfugge all'indegnità solo se prova di non aver voluto offendere la volontà del defunto, perché il contenuto corrispondeva a ciò che questi voleva (Cass. 19045/2020). L'indegno deve restituire i frutti percepiti dopo l'apertura della successione (art. 464) e non ha l'usufrutto o l'amministrazione dei beni che passano ai suoi figli (art. 465), i quali possono subentrargli per rappresentazione.

IstitutoQuandoEffettoNorma
DiseredazioneClausola del testamentoEsclude chi non è legittimario; non tocca la legittimaArt. 587; Cass. 8352/2012
Esclusione del genitore decadutoGenitore dichiarato decaduto dalla responsabilità genitorialeIl figlio può escluderlo anche dalla legittima; niente alimentiArt. 448-bis
IndegnitàFatti gravi dell'art. 463Esclusione dalla successione, dichiarata dal giudiceArtt. 463-465
SospensioneConiuge o parte dell'unione civile indagati per l'omicidio dell'altro; indagati per l'omicidio di genitori o fratelliSospesi fino all'archiviazione o al proscioglimento, con un curatore; esclusi se condannati o con patteggiamentoArt. 463-bis
RiabilitazioneVolontà della persona offesaEspressa con atto pubblico o testamento; tacita nei limiti di una disposizione fatta conoscendo la causaArt. 466

Come muoversi

Chi vuole escludere un familiare deve prima capire se è un legittimario: in caso contrario basta un testamento chiaro, possibilmente con l'indicazione di chi riceve i beni; in caso affermativo il testamento può ridurre la sua posizione alla sola legittima, non azzerarla, salvo i casi di indegnità o di decadenza dalla responsabilità genitoriale. Chi, dopo la morte, ritiene che un erede sia indegno deve agire in giudizio contro di lui, coinvolgendo tutti gli altri successori quando si contesta la qualità di erede; se il fatto è penale, la sentenza penale è la prova principale. Chi è stato offeso ma vuole perdonare può riabilitare l'indegno con un atto pubblico o con il testamento.

  1. Verificare chi sono i legittimari e le quote a loro riservate.
  2. Scrivere un testamento che indichi chi esclude e a chi vanno i beni, nei limiti della disponibile.
  3. Documentare i fatti di indegnità o di decadenza, con sentenze e provvedimenti.
  4. Agire in giudizio per la dichiarazione di indegnità, con tutti i successori interessati.
  5. Valutare la riabilitazione se si vuole perdonare.

Le quote riservate sono nella pagina sulla legittima; i vizi del testamento nella pagina su come impugnare un testamento; gli obblighi di alimenti verso il genitore nella pagina sull'obbligo degli alimenti.

Domande frequenti

Posso diseredare mio figlio con cui non parlo da anni?
Non del tutto. Il figlio è un legittimario: la legge gli riserva metà del patrimonio se è figlio unico, o una parte dei due terzi se i figli sono più d'uno (art. 537 c.c.), e una clausola che lo esclude non gli toglie la quota di legittima, che può recuperare con l'azione di riduzione. Si può invece destinare a chi si vuole la quota disponibile. Il figlio perde anche la legittima solo se è indegno, per i fatti gravi elencati nell'art. 463, e l'indegnità va fatta dichiarare da un giudice.
E mio fratello, posso escluderlo?
Sì. I fratelli non sono legittimari, e la Cassazione ha ritenuto valida anche la clausola testamentaria che si limita a escludere un successibile, senza bisogno di istituire espressamente altri eredi (Cass. 8352/2012). Se però il testamento non dispone di tutti i beni, per quelli rimasti si apre la successione per legge: conviene che il testamento indichi anche a chi vanno i beni.
Mio padre ci ha abbandonati e il tribunale lo ha dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale: erediterà da me?
No, se lo esclude: la legge consente al figlio di escludere dalla propria successione il genitore decaduto dalla responsabilità genitoriale, anche se sarebbe legittimario, e lo esonera dall'obbligo degli alimenti verso di lui (art. 448-bis). Inoltre il genitore decaduto e non reintegrato alla data della morte è indegno di succedere (art. 463 n. 3-bis). Conviene comunque scrivere un testamento che lo escluda e disponga dei beni.
Come si fa dichiarare l'indegnità di un erede?
Con una causa civile promossa da chi ne ha interesse, di regola gli altri eredi: l'indegnità opera per legge, ma deve essere accertata dal giudice su domanda e non può essere rilevata d'ufficio (Cass. 5411/2019). Occorre provare il fatto previsto dall'art. 463, per esempio la sentenza penale per omicidio o calunnia, o i mezzi fraudolenti usati per captare il testamento (Cass. 26258/2008). L'indegno deve restituire i frutti percepiti dopo la morte (art. 464), e i suoi figli possono subentrargli per rappresentazione.

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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