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GuidaDiritto civile · Successioni ed eredità

La collazione: le donazioni ricevute in vita si scalano dall'eredità

Quando un genitore ha aiutato un figlio in vita, regalandogli una casa, pagandogli l'acquisto o dandogli una somma importante, alla sua morte quel figlio deve «restituire» il vantaggio agli altri eredi, in natura o scalandone il valore dalla propria quota. È la collazione: serve a mantenere l'uguaglianza tra figli, discendenti e coniuge nella divisione dell'eredità, salvo che il genitore abbia deciso diversamente con la dispensa. Questa pagina spiega chi vi è tenuto, che cosa si conferisce, come si calcola il valore e che cosa ne resta escluso.

Verificato il 23 settembre 2026Lettura: 4 min

In breve

  • Chi: figli, discendenti e coniuge, o parte dell'unione civile, che dividono l'eredità.
  • Che cosa: le donazioni dirette e indirette ricevute dal defunto, comprese le somme per avviare un'attività o pagare debiti.
  • Come: gli immobili in natura o per imputazione, a scelta di chi ha ricevuto; mobili e denaro per imputazione.
  • Valore: quello al momento della morte per i beni; il denaro al valore nominale.
  • Dispensa: il defunto può esonerare, ma solo nei limiti della quota disponibile.

Chi deve conferire e che cosa

Art. 737 c.c.

«I figli e i loro discendenti ed il coniuge che concorrono alla successione devono conferire ai coeredi tutto ciò che hanno ricevuto dal defunto per donazione direttamente o indirettamente salvo che il defunto non li abbia da ciò dispensati. La dispensa da collazione non produce effetto se non nei limiti della quota disponibile.»

La collazione riguarda solo i figli, i loro discendenti e il coniuge, e dal 2016 le parti dell'unione civile (art. 1, c. 21, L. 76/2016), che concorrono alla successione, per legge o per testamento. Fratelli, nipoti ex fratre e altri parenti non vi sono tenuti. Si conferiscono le donazioni vere e proprie e quelle indirette, cioè i vantaggi ottenuti con atti diversi dalla donazione, come il pagamento del prezzo di un acquisto intestato al figlio (art. 809 c.c.). La legge vi aggiunge ciò che il defunto ha speso per i discendenti per assegnazioni in occasione del matrimonio, per avviarli a un'attività produttiva o professionale, per pagare i premi di assicurazioni sulla vita a loro favore o i loro debiti (art. 741).

Non si conferisconoNorma
Spese di mantenimento, di educazione e per malattia; spese ordinarie per abbigliamento e nozzeArt. 742, c. 1
Corredo nuziale e istruzione artistica o professionale, se non eccedono notevolmente la misura ordinariaArt. 742, c. 2
Liberalità d'uso, come i regali per ricorrenzeArt. 742, c. 3
Donazioni di modico valore al coniugeArt. 738
Donazioni ai figli o al coniuge dell'eredeArt. 739
Guadagni da una società con l'erede regolata con atto di data certa e senza frodeArt. 743
Cosa donata perita senza colpa del donatarioArt. 744
Uso gratuito di un immobile in comodatoCass. 24866/2006

Come si fa: in natura o per imputazione

Per gli immobili sceglie chi ha ricevuto la donazione: può restituire il bene alla massa ereditaria oppure imputarne il valore alla propria quota, prendendo meno degli altri; se non sceglie, la collazione si fa per imputazione (art. 746; Cass. 19072/2024). Se l'immobile è stato venduto o ipotecato, è possibile solo l'imputazione. Il valore è quello al momento dell'apertura della successione (art. 747), con deduzione delle migliorie fatte dal donatario e delle spese straordinarie di conservazione, e con addebito dei deterioramenti di cui è responsabile (art. 748). I mobili si conferiscono solo per imputazione, al valore alla data della morte (art. 750). Il denaro si conferisce prendendo meno denaro dall'eredità, al valore nominale, senza rivalutazione (art. 751; Cass. 26486/2019); frutti e interessi sono dovuti solo dall'apertura della successione (art. 745).

Il caso più frequente è la casa comprata dal figlio con i soldi del genitore. Se il genitore ha pagato l'intero prezzo per quell'acquisto, la donazione indiretta ha per oggetto l'immobile, che si conferisce al valore attuale (Cass. SU 9282/1992); se il denaro copriva solo una parte del prezzo, si conferisce il denaro (Cass. 16329/2024). Quando una vendita tra genitore e figlio nasconde in realtà una donazione, prima bisogna farla emergere con l'azione di simulazione.

La dispensa e il rapporto con la legittima

Il genitore può dispensare il donatario dalla collazione, nell'atto di donazione o nel testamento, anche solo in parte (Cass. 14274/2023): il bene resta allora al donatario fuori dal conteggio della divisione. La dispensa però non può ledere i legittimari, perché vale solo nei limiti della quota disponibile. Collazione e riduzione sono istituti diversi: la collazione mette in comune tra i coeredi il valore donato, in proporzione alle quote e senza distinguere tra legittima e disponibile (Cass. 28196/2020), e presuppone un'eredità da dividere; se il defunto ha esaurito il patrimonio con donazioni e legati non c'è divisione né collazione, e il legittimario deve agire con l'azione di riduzione (Cass. 41132/2021).

  1. Ricostruire le donazioni del defunto: atti notarili, bonifici, pagamenti di mutui o debiti, acquisti intestati ai figli.
  2. Verificare le dispense negli atti di donazione e nel testamento.
  3. Stimare i beni al valore della data della morte, con migliorie e deterioramenti.
  4. Chiedere la collazione nella divisione, amichevole o giudiziale.
  5. Valutare la riduzione se le donazioni superano la disponibile e ledono la legittima.

Le regole della divisione sono nella pagina sulla divisione ereditaria; la forma e i rischi delle donazioni in quella sulla donazione.

Domande frequenti

Mio padre ha pagato la casa intestata a mio fratello: che cosa si conferisce, il denaro o la casa?
Se il padre ha pagato l'intero prezzo per far acquistare quella casa al figlio, si tratta di una donazione indiretta dell'immobile e si conferisce la casa, valutata al momento della morte (Cass. SU 9282/1992; art. 747 c.c.). Se invece il denaro del padre copriva solo una parte del prezzo, oggetto della collazione è il denaro versato, non una quota della casa (Cass. 16329/2024). La differenza pesa molto quando l'immobile si è rivalutato.
Il denaro donato si rivaluta?
No. La collazione del denaro si fa prendendo meno denaro dall'eredità, secondo il valore nominale della somma donata (art. 751 c.c.): per la Cassazione vale il principio nominalistico, senza rivalutazione per la perdita del potere d'acquisto (Cass. 26486/2019). Diverso è il caso della somma data per comprare un immobile specifico, che può essere donazione indiretta dell'immobile.
Il genitore può esonerare un figlio dalla collazione?
Sì, con la dispensa, contenuta nell'atto di donazione o nel testamento. La dispensa però vale solo nei limiti della quota disponibile: ciò che la supera resta esposto alla tutela dei legittimari (art. 737 c.c.). È valida anche una dispensa parziale, per esempio limitata a ciò che eccede la quota di legittima del donatario (Cass. 14274/2023).
Il figlio che ha abitato gratis per anni nella casa dei genitori deve qualcosa ai fratelli?
Di regola no. Il godimento gratuito di un immobile concesso dal genitore è un comodato, non una donazione, e per la Cassazione non è soggetto a collazione (Cass. 24866/2006). Non sono soggette a collazione neppure le spese di mantenimento, di educazione e per malattia, né quelle ordinarie per abbigliamento o nozze (art. 742 c.c.).
Se rinuncio all'eredità devo comunque conferire le donazioni?
No. La collazione riguarda i figli, i discendenti e il coniuge che concorrono alla successione: chi rinuncia non è coerede e trattiene la donazione. Resta però esposto all'azione di riduzione se la donazione ha leso la quota di legittima di altri eredi.

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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