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GuidaLavoro e previdenza · Mobbing, sicurezza e discriminazioni

Straining e stress lavoro-correlato

Non serve una persecuzione sistematica per ottenere giustizia quando il lavoro fa ammalare. La Cassazione ha chiarito che mobbing e straining sono etichette medico-legali, non categorie giuridiche: ciò che conta è se il datore di lavoro ha violato l'obbligo di tutelare la salute e la dignità dei dipendenti. Risponde quindi anche quando lascia che si crei o si mantenga un ambiente di lavoro stressogeno, o adotta comportamenti in sé leciti ma che, per il modo o il contesto, producono un danno. Lo stress lavoro-correlato è inoltre un rischio che il datore deve valutare nel documento di valutazione dei rischi. Questa pagina spiega che cosa si deve provare e che cosa si può ottenere.

Verificato il 23 settembre 2026Lettura: 4 min

In breve

  • Mobbing e straining sono etichette medico-legali: conta la violazione dell'obbligo di tutela della salute.
  • Ambiente stressogeno: il datore risponde anche senza intento persecutorio, anche solo per colpa.
  • Stress lavoro-correlato: rischio da valutare obbligatoriamente nel DVR dal 2010.
  • Prova: danno alla salute, condizioni di lavoro, nesso causale; al datore la prova delle misure adottate.
  • Rimedi: risarcimento, dimissioni per giusta causa, malattia professionale, segnalazione agli organi di vigilanza.

Oltre il mobbing: la regola dell'art. 2087

Art. 2087 c.c.

«L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.»

Per anni, chi si ammalava per il lavoro doveva dimostrare un disegno persecutorio, il mobbing, con una serie di comportamenti ostili unificati dall'intento di emarginare la vittima. La Cassazione ha superato questa impostazione: mobbing e straining sono nozioni medico-legali che non hanno autonoma rilevanza giuridica e servono solo a descrivere comportamenti contrari all'art. 2087 c.c. (Cass. 2084/2024, 19196/2024, 26923/2025). Ciò che conta è che il fatto, anche isolato, sia illecito e abbia leso beni come la salute psicofisica, la dignità e l'identità del lavoratore (Cass. 29101/2023); l'intensità del dolo e la ripetizione pesano sulla misura del risarcimento, non sul diritto a ottenerlo (Cass. 4664/2024).

Di qui la figura dell'ambiente stressogeno: il datore viola l'art. 2087 quando consente, anche per semplice colpa, che si crei o si mantenga un ambiente di lavoro che danneggia la salute, o quando adotta comportamenti in sé leciti che, per il modo o il contesto, producono un danno (Cass. 3692/2023, 28959/2023, 123/2025, 31367/2025). Sono situazioni tipiche i carichi di lavoro insostenibili e prolungati, l'isolamento o lo svuotamento di mansioni, i conflitti tollerati senza intervenire, i cambi di turno punitivi, le pressioni continue sugli obiettivi.

La prevenzione: la valutazione del rischio stress

Lo stress lavoro-correlato è un rischio che il datore di lavoro deve valutare nel documento di valutazione dei rischi, secondo l'accordo europeo dell'8 ottobre 2004 e le indicazioni della Commissione consultiva permanente, con obbligo in vigore dal 1° agosto 2010 (art. 28, c. 1 e 1-bis, D.Lgs. 81/2008). L'omessa valutazione dei rischi è un reato contravvenzionale del datore, punito con l'arresto o l'ammenda (art. 55). Per la Cassazione, la dimensione organizzativa del lavoro è di per sé un fattore di rischio per la salute, e il datore che tollera una situazione stressogena viola l'obbligo di protezione (Cass. 33639/2022). Il DVR e i suoi aggiornamenti sono quindi i primi documenti da chiedere, anche tramite il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Come si prova e che cosa si ottiene

Che cosa provareCon quali strumenti
Il danno alla saluteCertificati del medico curante e dello specialista, cartelle, consulenza medico-legale
Le condizioni di lavoro o le condotteEmail, ordini di servizio, turni, carichi di lavoro, testimoni, segnalazioni al datore o al RLS
Il nesso causaleCronologia tra fatti e malattia, consulenza tecnica, assenza di altre cause prevalenti
L'inadempimento del datoreDVR mancante o generico, mancata risposta alle segnalazioni, misure non adottate

La responsabilità del datore è contrattuale: al lavoratore spetta la prova del danno, delle condizioni di lavoro nocive e del nesso causale; al datore quella di aver adottato tutte le misure necessarie. Il risarcimento comprende il danno biologico, liquidato con le tabelle, e il danno morale e alla vita di relazione, spiegati nella pagina sul danno biologico. Quando la situazione è intollerabile si possono valutare le dimissioni per giusta causa, che danno diritto all'indennità di preavviso e alla NASpI; la malattia di origine lavorativa si può denunciare all'INAIL come malattia professionale non tabellata, dimostrandone l'origine.

  1. Curarsi e documentare: rivolgersi al medico e conservare ogni certificato.
  2. Tenere un diario dei fatti con date, persone presenti e prove.
  3. Segnalare per iscritto al datore, al responsabile della sicurezza o al RLS.
  4. Chiedere il DVR e verificare se il rischio stress è stato valutato.
  5. Valutare con un avvocato e un medico legale l'azione di risarcimento, entro la prescrizione.

Le condotte persecutorie vere e proprie sono trattate nella pagina sul mobbing; la sottrazione di mansioni nella pagina sul demansionamento; gli obblighi generali del datore nella pagina sulla sicurezza sul lavoro.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra mobbing e straining?
Nella medicina legale il mobbing è una serie di condotte ostili ripetute con intento persecutorio, lo straining una situazione di stress forzato, anche con un'unica azione dagli effetti duraturi, come un demansionamento o un isolamento. Per la Cassazione, però, sono entrambe nozioni medico-legali senza autonoma rilevanza giuridica: conta se il datore ha violato l'art. 2087 c.c. causando un danno alla salute o alla dignità (Cass. 2084/2024, 26923/2025). L'intento persecutorio e la ripetizione influiscono sull'entità del risarcimento, non sul diritto a ottenerlo (Cass. 4664/2024).
Non c'è un persecutore, ma in ufficio il clima è insostenibile e mi sono ammalato: il datore risponde?
Può rispondere. La Cassazione riconosce la violazione dell'art. 2087 c.c. quando il datore consente, anche solo per colpa, il mantenersi di un ambiente stressogeno che danneggia la salute dei lavoratori, o adotta comportamenti in sé non illegittimi che per modo e contesto producono un danno (Cass. 3692/2023, 123/2025, 31367/2025). Servono la prova della situazione, del danno e del legame tra i due.
Che cosa devo provare in giudizio?
La responsabilità del datore è contrattuale: il lavoratore deve provare il danno alla salute, di solito con documentazione medica e una consulenza medico-legale, le condizioni di lavoro o le condotte che lo hanno causato, con documenti e testimoni, e il nesso causale. Spetta poi al datore dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie, compresa la valutazione e la gestione del rischio stress (art. 28 D.Lgs. 81/2008).
L'azienda non ha mai valutato il rischio stress: che conseguenze ha?
La valutazione dello stress lavoro-correlato fa parte obbligatoriamente del documento di valutazione dei rischi dal 2010 (art. 28, c. 1-bis D.Lgs. 81/2008), e l'omessa valutazione dei rischi è punita con l'arresto o l'ammenda (art. 55). Nella causa di risarcimento, l'assenza o la genericità della valutazione è un elemento a sostegno della responsabilità del datore, perché la dimensione organizzativa è essa stessa un fattore di rischio (Cass. 33639/2022).

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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