In breve
- Struttura: possesso legittimo di denaro o cosa mobile altrui (comodato, deposito, mandato, locazione, incarico) + appropriazione, cioè comportarsi da proprietario (rifiuto di restituire, vendita, uso definitivo).
- Pena: reclusione fino a 5 anni e multa da 1.000 a 3.000 euro (l. 3/2019, con il minimo di due anni cancellato dalla Corte costituzionale, sent. 46/2024); aumentata per il deposito necessario.
- Procedibilità: querela entro tre mesi dalla conoscenza; non punibile tra coniugi non separati e parenti stretti conviventi (art. 649).
- Esiti: remissione dopo la restituzione, tenuità, messa alla prova, patteggiamento; prescrizione 6 anni (7 e mezzo con interruzioni).
- Norma
- Art. 646 del codice penale
- Pena
- Reclusione fino a 5 anni (minimo di legge: quindici giorni) e multa da 1.000 a 3.000 euro (l. 3/2019; Corte cost. 46/2024); pena aumentata se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario
- Procedibilità
- Querela della persona offesa (3 mesi); dal 2018 anche nei casi che prima erano d'ufficio
- Competenza
- Tribunale monocratico con citazione diretta (art. 550, comma 2, c.p.p.)
- Arresto in flagranza
- Facoltativo (pena massima superiore a tre anni), di fatto raro
- Prescrizione
- 6 anni; 7 anni e 6 mesi con atti interruttivi
- Tenuità del fatto
- Ammessa
- Messa alla prova
- Ammessa (reato dell'elenco dell'art. 550, comma 2)
Che cosa punisce la norma
«Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire diecimila. Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata».
Il testo del codice riporta ancora la formula originaria; la legge 3/2019 (art. 1, comma 1, lett. u) ha portato la pena alla reclusione da due a cinque anni e alla multa da 1.000 a 3.000 euro, e la Corte costituzionale, con la sentenza n. 46 del 2024, ha dichiarato illegittimo il minimo di due anni: la pena oggi applicabile è quindi la reclusione fino a cinque anni (con il minimo generale di quindici giorni) e la multa da 1.000 a 3.000 euro. La struttura del reato è l'opposto del furto: nel furto la cosa viene sottratta a chi la detiene, nell'appropriazione indebita l'autore ha già il possesso della cosa, ottenuto legittimamente e «a qualsiasi titolo» (comodato, deposito, locazione, leasing, mandato, incarico professionale, rapporto di lavoro), e a un certo punto se ne appropria, cioè compie un atto incompatibile con il diritto del proprietario: rifiuta di restituire, vende, dona, consuma, usa in modo definitivo. È l'interversione del possesso, che deve essere provata da un comportamento inequivoco: il semplice ritardo nella restituzione non basta, il rifiuto opposto a una richiesta formale sì. Il dolo è specifico: l'ingiusto profitto per sé o per altri.
Per il denaro vale una distinzione decisiva. Il denaro è un bene fungibile: chi lo riceve in prestito ne diventa proprietario e deve solo restituire l'equivalente, per cui il mancato rimborso è un inadempimento civile. Il denaro affidato con un vincolo di destinazione (consegnare a un terzo, pagare un fornitore, custodire, gestire per conto altrui) resta invece altrui ai fini penali, e chi lo trattiene o lo usa per sé commette appropriazione indebita. Da qui i casi più frequenti: l'amministratore di condominio che usa i fondi comuni, il professionista che trattiene le somme del cliente, l'agente che incassa e non versa, il socio o il dipendente che distrae incassi con vincolo, l'erede che si appropria del conto del defunto prima della divisione.
I casi tipici
L'auto o l'attrezzatura non restituita dopo un comodato, un noleggio o un leasing, quando alla richiesta scritta segue il rifiuto o il silenzio protratto; le cose dell'ex partner trattenute dopo la fine della convivenza; il dipendente che non restituisce il computer, il telefono o l'auto aziendale dopo il licenziamento, o che trattiene incassi; l'amministratore di condominio o di società che usa somme sociali per sé (per il condominio la pagina sull'amministratore spiega quando il fatto diventa bancarotta); il venditore che trattiene la caparra dopo la risoluzione (di regola inadempimento civile, salvo vincolo specifico); il mandatario e il procuratore che dispongono di beni altrui oltre i limiti dell'incarico; il ritenzione di documenti del cliente da parte del professionista non pagato, che la giurisprudenza qualifica come appropriazione indebita se il rifiuto è definitivo. Tra coniugi non separati, ascendenti e discendenti, e affini in linea retta conviventi, il fatto non è punibile (art. 649 c.p.); tra coniugi separati, fratelli e conviventi è punibile a querela.
Querela, riti, prescrizione
Dal 2018 (d.lgs. 36/2018) l'appropriazione indebita è sempre a querela, anche nelle ipotesi aggravate che prima erano d'ufficio; il termine di tre mesi decorre da quando la persona offesa ha avuto notizia dell'appropriazione, di regola dal rifiuto di restituzione, che conviene provocare con una diffida scritta. La remissione della querela dopo la restituzione o il risarcimento è l'esito più comune. Il procedimento si svolge con citazione diretta; sono ammessi il decreto penale, il patteggiamento, l'abbreviato e la messa alla prova, perché il reato è nell'elenco dell'art. 550, comma 2; la particolare tenuità è possibile. Il reato si consuma al momento dell'interversione (il rifiuto, la vendita), da cui decorre la prescrizione di sei anni, prolungabile a sette e mezzo.
Differenze con furto, truffa, ricettazione
Nel furto la cosa è sottratta; nell'appropriazione era già nelle mani dell'autore. Nella truffa la consegna è ottenuta con l'inganno iniziale; nell'appropriazione la consegna è lecita e l'intenzione illecita nasce dopo (se era già presente prima, e la consegna è stata ottenuta con artifizi, è truffa). Chi acquista o riceve la cosa dall'appropriatore sapendo della provenienza risponde di ricettazione. Nei rapporti tra soci e amministratori di società, la distrazione di beni sociali è appropriazione indebita finché la società è in bonis e diventa bancarotta fraudolenta per distrazione se segue la liquidazione giudiziale.
Che cosa fare
- Per chi ha subito l'appropriazione: diffida scritta con termine per la restituzione (fissa la data dell'interversione e la prova del rifiuto), poi querela entro tre mesi con i documenti che provano il titolo del possesso (contratto, ricevuta, chat). In parallelo, l'azione civile di restituzione e risarcimento, o il decreto ingiuntivo per le somme.
- Per chi è accusato: documentare il titolo del possesso e le ragioni della mancata restituzione (contestazioni, compensazioni, diritto di ritenzione), perché la controversia civile sul rapporto esclude spesso il dolo; restituire o risarcire per ottenere la remissione, la tenuità o la messa alla prova.
Domande frequenti
Non restituire un prestito è appropriazione indebita?
No. Il denaro prestato diventa di proprietà di chi lo riceve, che deve solo restituire una somma equivalente: il mancato rimborso è un inadempimento civile. L'appropriazione indebita riguarda il denaro affidato per uno scopo determinato (pagare un fornitore, custodire, consegnare a un terzo) e invece trattenuto, oppure le cose determinate (auto, attrezzi, documenti) di cui si aveva il possesso a titolo di comodato, deposito, locazione, mandato.
L'ex partner che non restituisce le mie cose commette reato?
Sì, se le trattiene con l'intenzione di farle proprie dopo la richiesta di restituzione: la giurisprudenza richiede un comportamento inequivoco di interversione del possesso, di regola il rifiuto opposto a una richiesta formale. Se i due erano coniugi non separati, il fatto non è punibile (art. 649 c.p.); tra conviventi e separati è punibile a querela.
Quanto tempo ho per la querela?
Tre mesi da quando si è avuta notizia dell'appropriazione, cioè di regola dal rifiuto di restituire o dalla scoperta dell'uso indebito. La lettera di diffida con richiesta di restituzione serve anche a fissare quel momento: da lì decorrono i tre mesi.
Qual è la pena in concreto?
La pena edittale è la reclusione fino a cinque anni (il minimo di due anni introdotto nel 2019 è stato cancellato dalla Corte costituzionale con la sentenza 46/2024) e la multa da 1.000 a 3.000 euro; per un incensurato che restituisce o risarcisce gli esiti tipici sono la remissione della querela, la messa alla prova (il reato è nell'elenco dell'art. 550), il decreto penale, il patteggiamento con sospensione condizionale o la particolare tenuità del fatto.
Fonti normative
- Art. 646 c.p. — Appropriazione indebita
- Art. 649 c.p. — Non punibilità e querela per fatti commessi a danno di congiunti
- Art. 124 c.p. — Termine per proporre la querela
- Art. 550 c.p.p. — Citazione diretta (il 646 è nell'elenco del comma 2)
I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.
Da leggere insieme
- Reati contro il patrimonioIl furto (art. 624 c.p.)Pena da 6 mesi a 3 anni, querela entro 3 mesi salvo aggravanti, le circostanze dell'art. 625, prescrizione, riti alternativi.
- Reati contro il patrimonioLa truffa (art. 640 c.p.)Artifizi e raggiri, pena da 6 mesi a 3 anni (aggravata fino a 6), querela entro 3 mesi, truffa contrattuale e online, prescrizione.
- Reati contro il patrimonioLa ricettazione (art. 648 c.p.)Condotte punite, pena 2-8 anni e multa, ricettazione da contravvenzione (1-4 anni), aggravanti, ipotesi di particolare tenuità, dolo anche eventuale, confini con incauto acquisto, riciclaggio e favoreggiamento, arresto, riti, messa alla prova, prescrizione.
- Il procedimento penaleLa querela: come si presenta, termini, remissioneChi, quando (3, 6 o 12 mesi), dove e come, differenza con la denuncia, remissione e sue conseguenze, i reati a querela dopo la riforma Cartabia.
- Il procedimento penaleLa messa alla prova: estinguere il reato con il lavoro di pubblica utilitàReati fino a 4 anni e art. 550 c. 2, richiesta e termini, programma UEPE e lavoro di pubblica utilità, durata, esito positivo che estingue il reato, revoca, una sola volta.