Risposta della redazione
Redazione avvocato.co · 2026-10-08 · informazione generale, non è un parere sul tuo caso
Dal 2024 l'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente per la maggior parte dell'anno è solo una presunzione relativa di residenza fiscale: il Fisco ti presume residente, ma tu puoi dimostrare il contrario. Fino al 2023 la giurisprudenza la trattava invece come assoluta.
Per superarla devi provare che in Italia non avevi, per più di metà anno, né la residenza (la dimora abituale), né il domicilio, inteso come centro delle relazioni personali e familiari, né la presenza fisica per più di 183 giorni, contando anche le frazioni di giorno. Contano documenti concreti: contratto di affitto o rogito all'estero, utenze intestate, contratto di lavoro, iscrizione al sistema sanitario e alle scuole dei figli, conto corrente e carte usati sul posto, biglietti e presenze documentate.
L'iscrizione all'AIRE entro 90 giorni dal trasferimento toglie la presunzione anagrafica, ma da sola non basta: se la tua vita non si è davvero spostata, il Fisco può provare la residenza con gli altri criteri. Da residente pagheresti l'IRPEF sui redditi di tutto il mondo e dovresti compilare il quadro RW. Per questo conviene comunque iscriversi all'AIRE e conservare con cura le prove del trasferimento.
Trovi tutti i dettagli nella guida completa La residenza fiscale delle persone fisiche: i criteri dal 2024: per valutare il tuo caso specifico chiedi a un avvocato.